lunedì 9 novembre 2009

TANTE, TROPPE DISCARICHE ABUSIVE NELL'AGRO AVERSANO. IL WWF RICHIEDE UN NUOVO FORTE IMPEGNO AI SINDACI PER I CONTROLLI AMBIENTALI

Il WWF è costretto a ritornare ancora a denunciare uno stato di INQUINAMENTO ECCEZIONALE di tutto il territorio dell'agro aversano, che va da Villa Literno ad Orta di Atella, includendo anche il territorio di Giugliano e dell'area a nord di Napoli, perchè l'inquinamento non ha confini geografici.In tutti questi comuni - commenta Alessandro Gatto, referente del settore rifiuti ed inquinamento del WWF Campania -si pratica smaltimento abusivo di rifiuti solidi urbani ordinari e rifiuti speciali e pericolosi, molto spesso attraverso incenerimento degli stessi in aperta campagna. Ultima zona di nuovo inquinata anche da tantissime lastre in eternit (il pericolosissimo e cancerogeno amianto) è a confine tra i comuni di S. Marcellino e Casapesenna. Ma questo è solo un esempio, perchè queste discariche abusive sono tantissime e sparse un po' ovunque nelle periferie e nelle campagne dell'agro aversano. Anche se i comuni di tanto in tanto provano a bonificare o a chiedere la bonifica dei siti inquinati, a causa di mancanza di controllo capillare del territorio, le microdiscariche abusive si riformano dopo poco tempo. Si chiede fortemente - dichiara Francesco Autiero, Presidente del WWF agro aversano-Napoli nord e lit. domizio - un impegno politico concreto e tangibile di tutti i Sindaci dei comuni dell'agro aversano affinchè si proceda sull'implementazione dei controlli ambientali da parte delle forze dell'ordine e di pubblica sicurezza. PERCHE' STIAMO PARLANDO PROPRIO DI PUBBLICA SICUREZZA!!!! Non dimentichiamo mai che la salvaguardia dell'ambiente significa salvaguardia della salute pubblica.
Fotografie di proprietà del circolo WWf Agro aversano - Napoli Nord - litorale Domitio

domenica 11 ottobre 2009

TERRENI INQUINATI TRA NAPOLI E CASERTA? IL WWF RILANCIA LA PROPOSTA DELLA CONVERSIONE ALLE COLTIVAZIONI "NO FOOD".

Dopo la scoperta dei peschi sui terreni inquinati dai rifiuti tossici a Giugliano in Campania cos'altro dobbiamo scoprire prima di correre davvero ai ripari ???
E' assurdo che si continui a coltivare sui terreni inquinati dallo sversamento dei rifiuti pericolosi a Giugliano in Campania e nell'agro aversano - commenta Ornella Capezzuto, Presidente del WWF Campania - , ricchi di metalli pesanti, idrocarburi, diossine, furani e tante altre sostanze molto pericolose per la salute dell'essere umano e dell'ambiente.
Il WWF rilancia la proposta del NO FOOD !!!
In altre parole, per favorire anche un inizio di bonifica dei suoli inquinati, si potrebbero convertire le coltivazioni di questi territori, non più destinate all'alimentazione umana ma con destinazione diversa, garantendo, al contempo, lo sviluppo agricolo ed economico.
Tanto per fare qualche esempio: è ben noto alla comunità scientifica - aggiunge Alessandro Gatto, biologo e referente volontario del settore rifiuti del WWF Campania - il meccanismo della FITOESTRAZIONE, attraverso l'utilizzo di specie botaniche adatte a questo scopo. L'elenco delle piante da utilizzare sarebbe davvero molto lungo, ci limitiamo, in questa sede, a citare l'impiego della colza per la produzione di biomasse o biodisel, dei girasole per lo stesso utilizzo, del mais per la produzione di plastica biodegradabile, di pioppi (il territorio è adattissimo per questa specie botanica) per l'utilizzo del legno in vari impieghi industriali e poi ancora il lino, la canapa, il cotone e via dicendo. In questo modo si potrebbe riuscire ad ottenere un inizio di bonifica (l'estrazione completa di tutti gli inquinanti immessi nel territorio dell'aversano e del giuglianese sarà davvero dificile attuarla ma in questo modo si potrebbe davvero fare due cose utili: continuità allo sviluppo agricolo e parziale bonifica a costi davvero contenuti).
Ovviamente tale proposta deve essere concretamente supportata dalle associazioni di categoria del mondo agricolo. In passato qualche sigla del mondo agricolo ha anche appoggiato l'idea e pare che qualche timido tentativo sperimentale di coltivazioni no food siano anche state effettuate. Ora si chiede che tutti i siti già caratterizzati come inquinati e quindi pericolosi per le coltivazioni destinate all'alimentazione umana vengano rapidamente convertiti in coltivazioni cosiddette "NO FOOD". Il tutto, ovviamente, sotto lo strettissimo controllo di organi statali che possano scongiurare speculazioni di ogni tipo e lasciando che siano interessati solo ed esclusivamente i territori realmente inquinati e già "caratterizzati" sotto il profilo tecnico-scientifico da avviare a bonifica.
Che dalle parole si passi ai fatti ed anche in fretta perchè sono passati troppi anni da quando si è scoperto il fenomeno dell'inquinamento da rifiuti tossici di questa particolare area della Campania e non si è mai attuato un serio e completo piano di bonifica del territorio.

Per info: Dott. Alessandro Gatto; ebgat@tin.it;

sabato 3 ottobre 2009

Medici per l'Ambiente sull'emergenza rifiuti in Campania: PRIMA LA SALUTE AMBIENTALE e poi... "gli AFFARI"

Regna il CAOS nelle DECISIONI AMMINISTRATIVE in tema di smaltimento dei RIFIUTI. A parlare è il dottor Gaetano Rivezzi, vice presidente dell'Associazione Medici per l'Ambiente per il Sud Italia (nella foto a fianco)

ll coordinamento Regionale della Campania dei Medici per l’Ambiente è sconcertato per i meccanismi perversi che vengono attuati in tema di smaltimento dei rifiuti, senza che sia possibile un controllo da parte dei cittadini campani di ciò che viene deciso nelle alte sfere per la legge che proibisce di protestare contro la messa a regime di insediamenti considerati ‘ad alto impatto ambientale’. Si giudica, per esempio, molto pericoloso per la salute pubblica il tentativo della NGP Srl (ex Montefibre SpA) di insediare un’industria insalubre di I Classe per lo smaltimento di rifiuti altamente tossici in località Pantano ad Acerra (NA) in luogo di un semplice depuratore, a due passi dall’inceneritore e in un territorio già dichiarato devastato dalla diossina dal Governo nel 2007. E si giudica irresponsabile, altresì, la proposta di insediare un impianto industriale per lo smaltimento di TUTTO il percolato della CAMPANIA a San Tammaro (CE), una struttura che prevediamo ultrapuzzolente per un raggio di 10 Km senza garanzie certe di un basso impatto ambientale (attualmente il percolato viene smaltito in piccoli impianti o, su portata più vasta, in un sito in Calabria, mentre c'è il grave problema dello smaltimento dell' UMIDO che VIENE PORTATO addirittura in SICILIA).

Tutto questo presuppone un COSTO ABNORME !!!

Si invitano, pertanto, le amministrazioni comunali e gli Enti preposti al controllo e alla sorveglianza per la tutela della salute pubblica di valutare attentamente l’opportunità di impedire che impianti siffatti vengano aperti in questi territori (dove da anni SI VIVE MALISSIMO e sono molto elevate le percentuali di patologia tumorale ed endocrina e per incidenza di malformazioni congenite nella popolazione residente) e favorire occasioni di sviluppo ‘ecosostenibili’ mediante l’insediamento di industrie che trasformano, per esempio, i rifiuti indifferenziati in materiali per l’edilizia, ad impatto ambientale zero e possono fin da subito soddisfare l’occupazione di quelle unità (circa 400 operai) che la NGP ha minacciato di licenziare. Una domanda precisa in merito al compostaggio ‘forzato’ fuori regione è: E' STATO COSTRUITO ALMENO UNO (diciamo 1 !!!!) IMPIANTO PER LO SMALTIMENTO DELL' UMIDO ?? Perchè NO ?

L’ISDE fa notare che se non si avviano a compimento i siti di compostaggio regionali questa sarà una piaga continua che continuerà ad operare un cospicuo stillicio delle casse pubbliche, con notevoli ripercussioni sul sistema erariale legato all’aumentoTarsu. In merito a questo problema, riteniamo che il rischio di una nuova ’emergenza rifiuti’ architettata ad arte dalle autorità per aprire gli altri tre inceneritori di Rsu è dietro l’angolo e aumenterà l’impatto ambientale (e di conseguenza quello sulla salute) di entrambe le province di Napoli e Caserta. L' opinione pubblica Italiana ed Estera tornerà ad accusare i CITTADINI della CAMPANIA ( Colpevoli o Vittime?) negando il DIRITTO di ognuno di noi ad avere un AMBIENTE SALUBRE.

Caserta 02/10/2009

venerdì 11 settembre 2009

Crimini contro l'umanità: storie di vita ordinaria in terra di Camorra


Giovedi 10 Settembre. Oggi passando per Carinaro, un piccolo pese confinante col mio, mi sono imbattuto in questa scena. La colonna di fumo, dapprima nera e poi bianca, poi di nuovo nera (è quello che accade ogni qual volta prendon fuoco degli arbusti ai lati delle strade o nelle campagne, dal momento che le strade e le campagne del nostro territorio rappresentano una sorta di discariche a cielo aperto ove viene sversato di tutto, senza farla tragica), era ben visibile anche da Gricignano. La cosa che più di tutte mi è sembrata strana (nonostante tutto mi rimane ancora la voglia di indignarmi) è stato il fatto che i ragazzini continuassero a giocare a pallone nonostante l'aria fosse impregnata dell'acre puzza provocata dalla plastica che brucia. D'altronde, mi sono detto, avranno pure il diritto di spendere come vogliono questi ultimi pomeriggi prima dell'inizio della scuola. Il campo di pallone in questione, con dei tubi di ferro malconci a fare da porta, si trova proprio a ridosso dell'edificio che ospita il comune del paese. Mi viene da pensare a quale forma di sicurezza possa avere un campo del genere, con i pali delle porte che a stento stanno in piedi, ma scaccio subito dalla testa il pensiero maligno (sono il solito comunista!!) e mi soffermo a pensare ad un altro aspetto della faccenda: quali e quanti danni subisce la psiche di un bambino nel vedere scenari del genere, costretto com'è ad osservare tutti i santi giorni della sua preziosissima vita cose brutte, cose che hanno solo ed unicamente i contorni, quando va bene, di una bellezza svilita, deturpata, stuprata. E allora mi viene da pensare che noi adulti commettiamo continuamente crimini contro l'umanità, contro l'umanità di questi piccoli che, senza averne colpa, non avranno mai la possibilità di scegliere, perchè il loro futuro glielo stiamo distruggendo noi!

Vanno a fuoco gli stabilimenti della Cubex srl di Maddaloni: è disastro ambientale

Domenica 6 settembre 2009. Le fotografie le ho scattate a partire dalle 17.00 del pomeriggio circa, dopo aver intravisto l'enorme nube avvolgere il cielo di Aversa.




Colore testo
articolo tratto da Caserta C'è


CASERTA - Incendio all'Interporto Sud Europa, brucia di nuovo l'area di Cubex / Ecorec. Sul posto vigili del fuoco e forze dell'ordine. Dopo le scorie che recentemente già presero fuoco dolosamente, avvelenando l'aria per giorni, fino al capoluogo (l'incendio interessò il 12 maggio scorso centinaia di pneumatici), poco fa un altro attentato incendiario nell'area posta sotto sequestro dalla magistratura sammaritana, nel comparto ove erano stoccati i rifiuti chimici.
Le fiamme divampano alte, il fumo è già visibile dalla città di Caserta. Finora nessuna comunicazione ufficiale delle autorità, né un atto di allerta della popolazione interessata e residente nelle aree adiacenti all'Interporto.

Sicuramente la Procura aveva incaricato l'Interporto della custodia giudiziale dell'area con una postazione fissa. Una circostanza da verificare, per accertare come il controllo fosse effettivamente assicurato, viste le forti questioni sindacali in atto, conseguenti alla riduzione dell'attività lavorativa dei vigilantes armati in servizio nell'area del Gruppo Barletta.

mercoledì 2 settembre 2009

Un dossier nascosto sui dati dell'inquinamento: a parlare è Tommaso Sodano

Napoli, 28 agosto 2009 . “Le autorità tacciono su un dossier del Commissariato per le Bonifiche riguardante il litorale domizio: nell'acqua presenti quantità di metalli pesanti anche 45 volte superiori alla media. Non posso che esprimere grande preoccupazione per l'insabbiamento del dossier sul litorale domizio” così Tommaso Sodano, consigliere provinciale del Prc ed ex presidente della Commissione Ambiente del Senato, commenta l'inchiesta, apparsa oggi su “L'Espresso”, riguardante il territorio di 22 chilometri quadrati, che rientra nel sito di interesse nazionale della costa flegrea e dell'agro-aversano.

“Da febbraio giace nei cassetti del Ministero e della Regione un'indagine condotta dal Commissariato per le bonifiche sulla zona dei laghetti di Castel Volturno: il velo steso su tale vicenda preoccupa anche alla luce della drammatica situazione delle coste campane. Il problema - continua Sodano – non riguarda solo la vocazione turistica della zona (che dista meno di 500 m dal mare) e quindi la balneabilità della costa, ma soprattutto l'agricoltura: nella falda acquifera che contribuisce ad irrigare i terreni sono state riscontrate percentuali 40 volte superiori alla media di idrocarburi, 13 volte di cromo e 45 volte di piombo. Urge una bonifica del territorio ed una pianificazione degli interventi da attuare in un'area dove la camorra ha potuto creare uno scenario allarmante, costruendo discariche abusive e sversando nelle cave, a ridosso degli specchi d'acqua. Parlare di rilancio del litorale domizio in queste condizioni sembra una vera e propria contraddizione in termini: a due passi dai moderni resort e dai campi di golf, l'acqua avvelena i campi e la salute dei cittadini”.

“Non si può più tacere - conclude Tommaso Sodano – gli enti preposti e le autorità hanno il dovere di rendere pubblico tale dossier che va analizzato insieme ai dati provenienti dall'Arpac, che sono già di per sé allarmanti. Le percentuali di metalli pesanti presenti nell'acqua mettono in pericolo la salute dei cittadini. In questi sei mesi la vicenda si sarebbe dovuta affrontare; questo silenzio delle istituzioni non fa altro che creare ulteriore e giustificato allarmismo”.

giovedì 13 agosto 2009

Come on trash, light my fire!

Mercoledi 12 Agosto 2009. Sono le ore 19.00 circa quando dal centro di Gricignano si intravedono sbuffi di fumo nero aprirsi un varco nel cielo del tramonto. Mi dirigo sul posto, in direzione della fumeta, quasi certo della destinazione che immagnio sia la tristemente nota località depuratori di Succivo. Ho sgarrato di qualche decina di metri. Ci troviamo su territorio di Gricignano, a dieci metri di distanza circa dalla rete elettrificata che protegge gli americani dell'Us Navy dai pericoli del mondo esterno. Il rogo è stato appiccato lungo il ciglio del canalone fognario di via Boscariello che va a gettarsi nel canal grande dei Regi Lagni. Il canale fognario è ricoperto di vegetazione tutto il periodo dell'anno, l'umidità del posto rende possibile tutto ciò. Non vi erano sterpaglie o arbusti secchi che avrebbero potuto prender facilmente fuoco per un mozzicone di sigaretta gettato da un'auto in corsa. Poco probabile. Di sicuro c'è stata la mano di qualcuno dietro. Il solito ignoto. Fatto sta che lungo il ciglio hanno arso oltre ai soliti e immancabili rifiuti urbani anche rifiuti plastici di indubbia natura, probabilmente pneumatici, vista la consistenza delle fiamme.


lunedì 10 agosto 2009

Bonifiche e questione territoriale: Peppe Messina interviene nel merito

Riceviamo e pubblichiamo.

Il professor Ortolani, con lucida e impietosa analisi, riguardo all’accordo operativo tra Comune di Caserta e Ministero dell’Ambiente concernente gli interventi di bonifica e ripristino ambientale per le aree di discarica, stoccaggio e trasferenza esistenti in località Lo Uttaro (che prevede l’erogazione di 10 milioni di euro in quattro anni), ci spiega cos’è una bonifica e cosa si dovrebbe fare effettivamente per recuperare quel territorio così profondamente segnato dagli inquinamenti. In particolare ci ricorda che lui, così come chi scrive, ha più volte denunciato che non possono essere usate le cave a fossa in rocce permeabili che ospitano la falda idrica perché non si può garantire l’isolamento alla base e lateralmente dei rifiuti per oltre 15-20 anni e lo scienziato napoletano ribadisce che :Aggiungi immagine

1) non ci potrà essere bonifica se non si cancella dalle scelte governative la realizzazione della discarica Mastroianni che si trova attaccata a Lo Uttaro;

2) “mentre è semplice rimuovere i rifiuti, allora accumulati sulla superficie del suolo, e portarli in una discarica che dia la sicurezza ambientale di non inquinamento, non è possibile “bonificare” la discarica di Lo Uttaro scavata a fossa con la base che sfiora la falda (si e no due tre metri) che era già inquinata dai rifiuti come accertato dalla Magistratura”;

3) E’ assolutamente impossibile isolare i rifiuti dello spessore di oltre 24 metri in maniera efficace e duratura. “Non si può intervenire alla base dei 24 metri di rifiuti per cui il percolato continuerà a disperdersi nel sottosuolo e nella falda che defluisce verso il confinante Comune di San Nicola La Strada”;

4) “Non è possibile eliminare l’inquinamento della falda in maniera efficace e verificabile nonché duratura, a meno che non si spostino gli 8 piani di rifiuti che colmano le fosse. Si può contenere ed eliminare l’inquinamento atmosferico;

4) occorre essere chiari e onesti intellettualmente: “la bonifica dei siti inquinati è necessaria ma non può rappresentare una nuova fonte di facili guadagni realizzando interventi che non servono a restaurare l’ambiente e ad eliminare i focolai di inquinamento;

5) “per quanto riguarda la falda deve essere eseguita una accurata e verificabile indagine di idrogeologia tridimensionale con la caratterizzazione delle acque stabilendo esattamente la distribuzione verticale e laterale dell’inquinamento e le sue cause al fine di definire un piano di tutela ambientale e della salute dei cittadini. Anche se la fonte dell’inquinamento si trova nel Comune di Caserta, gli inquinanti si diffondono nel sottosuolo nei territori comunali circostanti: definita l’area danneggiata vanno messi a punto gli interventi che possono anche non essere attribuiti al solo comune dove è ubicato il sito”;

6) ogni progetto deve essere valutato interdisciplinarmente da tecnici super partes di fiducia dei cittadini in modo da definire quali saranno i reali benefici che discenderanno dalla esecuzione delle opere;

7) I fondi devono servire solo ad eliminare e contenere l’inquinamento; nessuna forma di compensazione per il territorio circostante non danneggiato da interventi privati e pubblici illegali secondo le leggi dell’ambiente”.

Il professor Ortolani ci ricorda, infine che la situazione di Lo Uttaro è pressoché identica nelle altre aree dove sono state allocate discariche, o siti di stoccaggio o siti di trasferenza, ecc. a cominciare da quelli a San Tammaro, a Santa Maria La Fossa, Santa Maria Capua Vetere e Maddaloni, nel casertano, ecc.

Le somme che erano state “promesse” come ristoro hanno subìto nel tempo pesanti ridimensionamenti. L’Accordo quadro prevedeva inizialmente misure di compensazione per il capoluogo e per tutti i comuni che hanno accettato di ospitare discariche o altri “impianti” connessi alla cosiddetta emergenza rifiuti per 526 milioni di euro, tagliati poi dal Governo Berlusconi, in sede di Accordo operativo, a 282 milioni di euro. Il sindaco di Caserta, ing. Petteruti dichiara che “Se da un lato possiamo dichiararci soddisfatti perché si dà finalmente il via ad un’azione non più rinviabile di bonifica e di riqualificazione ambientale in un’area critica, dall’altro non possiamo non lamentare che questo Governo continua a disattendere gli impegni assunti. Per il Comune di Caserta erano stati stanziati inizialmente 18 milioni di euro da impegnarsi in opere pubbliche come compensazione per il danno ambientale. Ora quei 18 milioni sono letteralmente spariti: rimangono solo i dieci milioni che probabilmente non basteranno neanche per la bonifica completa di Lo Uttaro e delle aree attigue, inizialmente prevista a carico del Ministero”. Per il sindaco di Caserta, così come per gli altri amministratori di questo territorio, di destra o di sinistra, non fa differenza, l’”affaire” rifiuti passava non da una questione territoriale ma da una questione finanziaria legata ai cosiddetti compensi per danno ambientale.

Poco è importato al governo Berlusconi, al suo sodale Bertolaso, così come ai rappresentanti degli enti locali di Terra di Lavoro, aver consentito, senza colpo ferire se non quello di alzare il prezzo delle compensazioni che, comunque non arrivano, di allocare discariche, siti di stoccaggio, trasferenza, ecoballe e chi più ne ha più ne metta, in piena conurbazione fra policlinici, alberghi, uffici pubblici e residenze private o nelle aree agricole più fertili e produttive del pianeta (San Tammaro, Santa Maria La Fossa, Pastorano, Villa Literno, Marcianise, ecc., la cosiddetta Campania Felix). Tali territori, si ricorda, erano protetti da una legislazione comunitaria (violata dal governo) attraverso i marchi DOP, IGP, IGT, ecc.

Vale la pena ricordare che in provincia di Caserta esiste una superficie agraria utilizzata (SAU) di 107.000 ettari pari al 40,69% della sup. territoriale. Media reg. 43,27%) dove operano oltre 40.000 aziende agricole con un’estensione media aziendale di Ha 2,67 (Media reg. 3,6. Italia 7,4).

Nel territorio di Terra di Lavoro si producono:

· 17 Vini di cui 5 DOC e vari IGT

· Mozzarella di bufala campana DOP

· Mela Annurca Campana IGT

· Castagna del vulcano di Roccamonfina

· Formaggio Caso Peruto (esiste da oltre 2500 anni)

· Formaggio Conciato Romano (si produce da oltre 2000 anni)

· n. 2 olii extravergine di oliva con marchio IGT

· n. 3 marchi famosi a livello mondiale per la produzione di acque minerali

La provincia di Caserta è fra le prime in Italia per la produzione di ciliegie, fragole e nettarine. Il patrimonio bufalino è costituito da oltre 160.000 capi pari a quasi il 50% del patrimonio nazionale mentre la mozzarella prodotta ogni giorno è circa 108.000 kg è pari al 25% della produzione nazionale. Il patrimonio bovino è pari a oltre 25.000 capi. Il nostro futuro è legato dunque all’agricoltura, alla filiera agro industriale, all’ambiente e al territorio. In qualche modo “condannati” alla qualità.

La questione del come si dovrebbe fare la bonifica, quindi, si sposa invitabilmente sul dove sono state fatte tali scelte. In un paese normale le aree appena indicate sarebbero state come minimo recintate, superprotette, poiché lì c’è la dispensa del nostro presente e le risposte al nostro futuro e dove si realizza la ricchezza di questa provincia. Ma la questione dell’agricoltura e del territorio della provincia di Caserta non stanno nell’agenda dei politici e di nessuna forza interessata. Politici interessati solamente ai consensi acritici di un popolo che aspetta ancora un “Salvatore” senza capire che la causa del nostro disastro o della nostra salvezza sono rappresentati da noi stessi.

Se le cose stanno così, la domanda da porsi è: “Dove stiamo andando? Qual è l’idea di sviluppo che la politica ha di questo territorio?”.

Mi viene di ricordare, a questo punto, un antico adagio indiano che dice:Quando avrete abbattuto l'ultimo albero, quando avrete pescato l'ultimo pesce, quando avrete inquinato l'ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro”.

Giuseppe Messina

domenica 9 agosto 2009

Auto bruciate, il fenomeno si intensifica sul territorio di Gricignano e Teverola

Venerdi 10 Agosto 2009. Alcuni lettori di questo blog mi hanno segnalato l'esistenza di una discarica a cielo aperto di auto bruciate e/o abbandonate con pezzi smontati e mancanti. E' evidente che trattasi di auto rubate e successivamente abbandonate sul posto da criminali che non avendo ricevuto un compenso dai proprietari (il cosiddetto cavallo di ritorno) non hanno esitato ad abbandonare le auto e a dargli fuoco, non potrebbe spiegarsi diversamente il fenomeno: un ladro, anche il più sciocco, non ruberebbe una Fiat Punto quasi nuova (come nel caso della foto) per poi smontarsene solo le portiere. La località in questione insiste in un angolo di territorio raggiungibile grazie ad un arteria campestre che si imbocca nei pressi del Polo Tessile e che una volta percorsa termina alle spalle della centrale elettrica di Teverola. Mi sono fatto accompagnare sul posto sostenendo di avere la necessità di documentare fotograficamente la situazione. Lo scenario è impressionante: carcasse di auto, alcune delle quali bruciate, si aternano a cumuli di rifiuti ingombranti e lastre di eternit contenente amianto e segnano il passo lungo tutta l'arterria che percorriamo. Ci fermiamo. Siamo a una 15 di metri di distanza dalla centrale elettrica insistente sul territorio comunale di Teverola. E' evidente il fenomeno interessa sia un'area che ricade in parte sul territorio di Teverola e un'altra (la gran parte) sul territorio di Gricignano. I miei accompagnatori mi riferiscono che gran parte delle auto incendiate erano intatte solo pochi giorni prima, con portiere divelte e pezzi smontati ad arte, con molta probabilità per essere rivenduti sul mercato nero. Prima di intraprendere la strada in questione, però, ci siamo imbattuti in un'auto bruciata di sicuro il giorno precedente, proprio sul bordo laterale della trafficatissima strada provinciale che separa il Polo Calzaturiero dal Polo Tessile.






Quest'ultima foto l'ho fatta a poche decine di metri di distanza dalla strada sopra citata. Qui so con certezza che trattasi di territorio appartenente al comune di Gricignano. Un'auto ribaltata e bruciata che, a quanto riferitomi, pochi giorni prima era intatta. Sullo sfondo un insediamento di Rom, da diversi mesi stanziatisi su di un appezzamento di terreno di un privato cittadino.

lunedì 3 agosto 2009

ALLARME INCENERITORE DI ACERRA, SODANO: ‘SITUAZIONE GRAVISSIMA’

Il responsabile nazionale all’ambiente del Prc afferma: "Negli ultimi 7 giorni si sono superati i limiti 5 volte..e siamo a 50! La Procura cosa aspetta?".

A 128 giorni esatti dall’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra il valore delle PM10 (Il Decreto ministeriale n°60 del 02/04/2002 recita che “Il valore giornaliero di 50 µg/m3 non può essere superato più di 35 volte nell’arco dell’anno solare” ) è stato superato nell’area della zona industriale di Acerra di ben 50 volte, e per diversi giorni è stato molto prossimo alla soglia dei 50 e in alcuni giorni sulle tabelle c’è un N.D.(non disponibile) Ieri, giovedì 30 luglio è arrivato a 117,2 µg/m3.!

Non ho piu’ parole per evidenziare una situazione gravissima! C’è una legge che va applicata e chi non lo fa si rende corresponsabile del disatro ambientale che si sta producendo con gravi conseguenze per la salute delle persone. Una settimana fa chiedevo l’intervento della Procura ( a cui mi sono rivolto con una denuncia il 1° giugno 2009) per porre sotto sequestro quegli impianti che stanno avvelenando un territorio, oggi lo ripeto con forza in considerazione del continuo e incontrollato sforamento dei valori di emissione.

E continuiamo a parlare solo di tre centraline su un territorio vasto e ci stiamo occupando solo delle Pm10, ma quali sono i valori delle diossine?? Abbiamo diritto a delle risposte chiare. Sull’altare del profitto dell’Impregilo, prima, e della A2A , oggi, non si può sacrificare un territorio!

fonte: ilmediano.it

sabato 1 agosto 2009

Auto date alle fiamme: è il fenomeno dell'ultima ora che interessa le campagne di Succivo e Orta di Atella

Sabato 1 Agosto 2009. Mi trovo a girare, accompagnato da due colleghi giornalisti, per le campagne di Succivo, Marcianise, Gricignano e Orta di Atella con l'intento di mostrare lo stato di degrado in cui versa questa infelice porzione di quello che un tempo fu il cuore della Campania Felix. I roghi e l'amianto sono gli argomenti che tengo a sottolineare con maggiore enfasi, in quanto sono la causa diretta delle malattie tumorali e da intossicazione da diossine. Qua e là, nella strada campestre che da località "Depuratori" conduce a "Torre Palomba" (Succivo), cumuli di rifiuti speciali e tossici fumanti, reduci da roghi appiccati nei giorni precedenti. Se fosssimo venuti un paio d'ore prima, dico rivolto ai miei "ospiti", avremmo visto un fungo di fumo nero sprigionantesi da un rogo (probabilmente di pneumatici) che ho intravisto poco più in là, a Marcianise. Quasi mi dispiace non far assaporare la visione di un "bel rogo" ai miei amici. Ma la Dea fortuna deve avermi letto nel pensiero quando, come d'incanto, un bel fungo di nero fumo inizia a stagliarsi alto nell'azzurrissimo cielo di questa bellissima giornata di Agosto. Il fuoco è, in linea d'area, a poche decine di metri di distanza, lo raggiungiamo in fretta attraversando località Astragata (comune di Succivo). Trattasi di un'auto incendiata (nelle foto). Appurato il fatto abbiamo segnalato l'accaduto agli uomini del 115 che nel giro di un quarto d'ora sono arrivati. La località in questione appartiene, con molta probabilità, al comune di Orta di Atella, ma il fenomeno, nuovissimo per questa porzione di territorio, interessa anche il comune di Succivo e Gricignano (vedi post precedenti). Da Casaluce, comune maggiormente interessato agli incendi di auto, ci si sposta anche qui, in particolare Succivo e Orta, segno inequivocabile che gli ecocriminali hanno appurato l'assoluta mancanza di controllo del territorio da parte delle istituzioni. Ancora una volta il crimine vince. Lo stato è in vacanza, speriamo che torni presto!









Sulla strada di ritorno, a meno di 500 m dall'incendio dell'auto, riscontro un avvenuto incendio (forse la notte precedente) del grosso cumulo di rifiuti ingombranti e di amianto che si trova nella oramai nota località "Depuratori" di Succivo. Anche oggi, come al solito, la località è colma di gente intenta a fare jogging.

venerdì 31 luglio 2009

Uno stato efficiente praticherebbe una pena capitale meno costosa!

Succivo. Mercoledi 29 Luglio. Nessuno riesce a rendersi conto dell'immane catastrofe che si sta perpetrando ai danni della nostra salute e in generale di tutto il nostro territorio. Scene come queste si possono vedere ogni giorno in ogni angolo della provincia sud di Caserta e quella nord di Napoli. Trattasi di una vasta fetta di territorio campano che parte dalle pendici vesuvio (ad est) fino a raggiungere il litorale domitio-flegreo. Un fenomeno, quello dei roghi, divenuto costume. Ad aggravare la situazione la totale mancanza di forme di controllo da parte degli organismi dello Stato. Ci troviamo all'interno di una camera a gas che ci sta uccidendo, ma molto lentamente. Se lo stato ha deciso di ucciderci lo faccia in un modo più pratico, istituisca una legge marziale e ci mandi al patibolo! Ne trarrebbero giovamento anche le finanze dello stato, col conseguente risparmio per la sanità, costretta a spendere ingenti capitali per curarci dai tumori e neoplasie varie che sempre più frequentemente affliggono cittadini sempre più giovani. Le foto di sotto le ho scattate mercoledi scorso, alle ore 20.00, a Succivo, nella ormai conosciutissima arteria stradale campestre che collega i due siti "Depuratori-Torre Palomba". L'incendio l'ho intravisto alle 17.30 circa d'all'Asse di Supporto, di ritorno da Napoli. Giunto sul posto ho allertato il comando dei vigili del fuoco di Caserta (passatomi dal centralino d Napoli) e gli ho dato istruzioni circa la particolare pericolosità dell'incendio in quanto trattavasi di un rogo di un cumulo di amianto precedentemente messo in sicurezza dallArpac. Mentre mi scervellavo a far capire della particolare urgenza dell'intervento mi passavano accanto decine e decine di maratoneti che non potendo fare altro si portavano le magliette al volto per evitare di inalare i miasmi tossici che esalavano dal rogo, anzi "dai" roghi. Qualche corridore mi segnalava che più in avanti ne erano stati appiccati altri due. Attaccato il telefono ho rivolte le mie solite preghierine ai santi laici: speriamo che questa volta intervengano! Sono andato via promettendomi di ritornare sul tardi a constatare la situazione e soprattutto a "fotografare". Ore 20.00, lo spettacolo è quello che si vede nelle foto. Richiamo i vigili, come al solito, solito centralino di Napoli. Mi passano Caserta. Come al solito dopo la risposta cade la linea. Continuo, riprovo, di nuovo il centralino di Napoli: le linee sono occupate, provate a chiamare al numero diretto di Caserta che è lo 0823 46 66 66. Controllo il credito sul cell, posso chiamare e chiamo. Al telefono mi sento ripetere sempre la solita storia: tutte le autobotti sono impegnate, ci dia l'indirizzo che interverremo al più presto... Insomma, avere un intervento dei vigili del fuoco dalle nostre parti è un terno al lotto!
Dopo avere indugiato sul posto una mezz'orettta mi metto in auto e torno sulla mia strada, incerta come non mai. L'autoradio canta una canzone di Rino Gaetano: [...] è una ruota che gira, che gira..gira, gira e se ne va...ma ritorna e dopo parte...gira, gira e se ne va [...]





lunedì 20 luglio 2009

"A" come amianto, "S" come Succivo

Ma si potrebbe anche leggere “A” come Amministrazione ed “S” come Scellerata. E non parlo della giunta di Bassolino ma di quella di Succivo. Spiego. Oggi ho assistito a delle scene raccapriccianti: centinaia di persone, con tuta e scarpette ginniche, passeggiavano o correvano all'ombra di grossi nuvoloni di fumo nero sprigionato da un paio di roghi di rifiuti, come se nulla fosse. Il tratto stradale che da località Depuratori conduce alla località Torre Palomba è ancora meta di cittadini intenti a fare, specie nei pomeriggi della bella stagione, jogging, allenamento e passeggiate in bicicletta con tanto di bambini a seguito. Comprensibile la voglia di natura, di evadere dall'inquietante routine dei nostri centri abitati, di trascorrere qualche piacevole ora fuori porta, specie dopo una giornata intera passata a lavorare. Inspiegabile invece è la scelta di una strada, divenuta meta di un numero sempre più crescente di cittadini, come quella che costeggia il canalone dei depuratori, disseminata com’è del pericolosissimo amianto, che tra tutti i rifiuti tossici è l’unico del quale è accertata la cancerogenità. Tutto ciò avviene ogni santo giorno. E’ così difficile impedire che tutto ciò avvenga? Bisogna per forza passare per delle lungaggini burocratiche per poter, in un modo o nell’altro, redarguire i cittadini dal non frequentare quei luoghi? Chi è che in ultima istanza è responsabile della salute dei cittadini? Il Sindaco, come ben si sa! E allora, signor Sindaco? Si possono trovare mille modi per avvisare la cittadinanza che esistono dei posti dove andarci con frequenza può essere dannoso per la propria salute (prima di arrivare ad inchiodare alle proprie responsabilità le istituzioni preposte, come spesso ci si accanisce a sostenere nei bei salotti). Perché non lo si fa? Al di là delle forme e delle sostanze (sempre più tossiche oramai) la situazione delle campagne di Succivo resta tragica. Oggettivamente parlando si è “toccato il fondo”. Mi appello al buon senso degli amministratori di Succivo affinché prendano atto della grave situazione che si è venuta a creare negli ultimi anni nelle suddette località ed espletino opportuni provvedimenti per allertare gli utenti delle suddette località circa la pericolosità rappresentata dall'amianto illecitamente smaltitovi. Lastre di Eternit frantumate, come quelle ritratte nelle foto che ho scattate oggi pomeriggio, sono ben visibili ad ogni angolo, nonostante un timido tentativo di messa in sicurezza di alcuni cumuli risalente a qualche mese fa. Messa in sicurezza che si è rivelata del tutto insufficiente dato che il vento e le pioggie strapparono i teli plastici che ricoprivaono i cumuli di amianto già a poche settimane di distanza. Neanche a parlare di sorveglianza. Cumuli di rifiuti ingombranti e speciali vengono dati alle fiamme con cadenza quasi giornaliera. La voce che l’amianto faccia male è iniziata a circolare a tal punto che qualche scellerato ha pensato bene di nasconderlo in un pacco di cartone avvolto poi con dello scotch, come nel caso della foto. E chissà quanto ne è stato smaltito in questo modo. Tutto ciò sempre a danno della salute di tutti, anche di chi commette questi tipi di reati.

Casapuzzano: terra mia che te ne vai...

Orta di Atella. Lunedi 20 Luglio. Un rogo di un grosso cumulo di imprecisati rifiuti a due passi dal centro abitato di Casapuzzano.

L'incendio visto da località Depuratori di Succivo.

mercoledì 15 luglio 2009

Camion bruciato con carico di rifiuti nelle campagne di Gricignano


Gricignano di Aversa
. Sono le 15.30 circa di mercoledi 15 Luglio 2009 quando giungo in una località campestre di Gricignano che si trova alla fine della strada cosiddetta "comunale Sarnelli" (la seconda che si imbocca sulla sinistra percorrendo la Strada Provinciale Gricignano-Succivo in direzione Succivo). Lo spettacolo a cui si assiste percorrendo tutta la strada è di quelli da far paura: un pezzo di territorio completamente sottratto ad una qualsiasi forma di controllo, da parte e dello stato e dei cittadini onsesti, dove è possibile sversare e bruciare ogni sorta di rifiuti nella totale tranquillità e con la certezza di non essere redarguiti da nessuno, tantomeno da chi viene pagato per tutelare la salute pubblica dei cittadini. Della strada comunale Sarnelli già in passato ce ne siamo occupati, denunciando con più di un post il totale abbandono dell'area, oramai meta preferita dagli ecocriminali locali. Ora ci tocca registrare l'ennesimo misfatto: un intero camion dato alle fiamme assieme a tutto il carico di rifiuti che esso conteneva. Non vogliamo nemmeno immaginarci quale fosse il contenuto del cassone del mezzo. In questa sede ci limitiamo a denunciare mediaticamente lo stato di abbandono di tutta l'area che, neanche a farlo apposta, dista a poche decine di metri da un altro sito stracolmo di rifiuti tossici, Santa Maria a Piro, che attende di essere bonificato. Intanto si continua a morire e sempre più persone si ammalano di cancro, in particolare sempre più bambini.

sabato 27 giugno 2009

Abbandonati da tutti. Nuovi sversamenti di amianto a Torre Palomba: lo Stato è latitante.

Succivo. Correva l'anno 2009, giorno 27 del mese di Giugno. Di ritorno da Marcianise, diretti a Gricignano, optiamo per le stradine campestri che passano per la piccola chisetta agreste di Santa Veneranda per poi proseguire per le località Torre Palomba e Depuratori del confinante comune di Succivo. La sensazione di avere delle sorprese, ogni qualvolta che faccio un sopralluogo a questo sfortunato pezzo di territorio, non viene mai meno. Ed eccola arrivata, la sorpresa, appena giunti a Torre Palomba: un nuovo sversamento, centinaia di lastre Eternit posate l'una sull'altra, scaricate da non più di una settimana a questa parte. Sempre Torre Palomba, perchè non altre località? Tutta la zona, a partire dall'immediato centro abitato di Marcianise fino ai Depuratori di Succivo, è interessata da sversamenti di rifiuti di derivazione industriale e quant'altro. Ma gli ecocriminali intenti a smaltire in modo illecito l'amianto sembrano avere una predilezione per il sito Torre Palomba, in barba alle tante richieste di controllo fatte dai cittadini. Che fine ha fatto la sicurezza promessa ai cittadini? Chi deve tutelare la salute pubblica? Lo stato è latitante dalle nostre parti, siamo abbandonati da tutti.















































Situazione sempre più grave anche in prossimità dei Depuratori, sempre nel comune di Succivo, località scelta da centinaia di cittadini dei vicini centri abitati per fare jogging. Le foto di sotto testimoniano lo stato di degrado di un posto che non conosce sosta per gli sversamenti illeciti di rifiuti di ogni sorta. Rifiuti puntualmente dati alle fiamme, come dimostrato anche nell'ultima foto.

lunedì 15 giugno 2009

Riserva naturale lago di Falciano del Massico
































Domenica 14 Giugno, Riserva Naturale del lago di Falciano del Massico. Ore 16.00 del pomeriggio circa, ci incamminiamo alla volta del lago di Falciano con la convinzione di arrivare in un angolo di paradiso per poterci immergere finalmente in un angolo di natura e di pulizia e nella tranquillità più assoluta. Ci ritroviamo invece in un posto che mostra decisamente i connotati dell'abbandono, se non del degrado più assoluto: l'incuria è ben visibile ad ogni angolo, cumuli di rifiuti bruciati, copertoni e materiali vari ai cigli del piccolo laghetto sembrano essere parte integrante del paesaggio. Come se non bastasse l'angoscia del triste spettacolo visivo, a farti attorcigliare le budella per l'incazzatura c'è un assordante musica, pardon, rumore che proviene da un'auto con portiere e cofano spalancati parcheggiata nell'area pic nic, vicino a un gruppo di giovani, giovani come me. E' evidente che distrubano, anche a chilometri di distanza. Mi fermo a riflettere un attimo: no, oggi non sono particolarmente idiosincratico verso il genere umano, sono proprio loro che non stanno in sintonia con il mondo e che stanno scassando la mBEEP!! Vicino a loro, sprpapagliati un pò qua un pò là, cinque o sei gruppetti di persone intente a godersi la bella e assolata giornata estiva. Tutto ciò col baccano che sputano, a palla, gli altoparlanti dell'auto dei loro vicini. Il frastuono dell'uNz UnZ satura tutta l'atmosfera del parco e del lago che, nonostante tutto, riescono a trattenere i connotati di quella che taluni chiamano "bellezza". "Strano" mi dico.

domenica 14 giugno 2009

"Indicatori per una pianificazione territoriale ecosostenibile - Il Caso Campania" il libro di Giuseppe Messina

Caserta. Librerie Pacifico - Martedi 16 Giugno 2009. Piazza Vanvitelli. 33/35







Come ci si deve approcciare alla pianificazione territoriale? Nel ricercare una corretta risposta ad una questione cruciale per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio in cui si vive, l’autore ci propone un indicatore aggregato - l’impronta ecologica - e altri tre indicatori: la sostenibilità, la desertificazione e l’energia. Su questi indicatori Messina articola la sua analisi, avanza proposte, presenta esempi su come si dovrebbe pianificare. Prospetta, inoltre, un “Manifesto per il recupero della frazione organica dei rifiuti” e presenta il “Metodo Dialogico” quale strumento utile, specie per la pubblica amministrazione, per coinvolgere nelle scelte che riguardano la localizzazione di impianti con un sensibile impatto ambientale tutti i soggetti interessati, al fine di giungere alla scelta più giusta e quanto più condivisa.

Il volume è curato da Giuseppe Messina, agronomo, che lavora presso il Ministero dello Sviluppo Economico, esperto ambientalista, fondatore di Legambiente Campania e membro del Comitato scientifico di Legambiente, da anni è impegnato per la difesa del territorio, del paesaggio agrario e delle produzioni tipiche. Esperto in pianificazione ambientale, si è occupato del Piano rifiuti in provincia di Caserta, del Piano Regionale Attività Estrattive in Campania e del Piano di recupero delle aree di cava abbandonate abusive e dismesse in provincia di Caserta.

Coordina: Giulio Finotti, giornalista de Il Mattino

Introduce: Prof. Nicola Capone, responsabile collana editorale "I Quaderni" promossa dalla Società di studi politici ed economici

Presenta: Raffaele Cutillo, Architetto e Docente c/o la Facoltà di Architettura “Luigi Vanvitelli” SUN, Aversa.

sabato 16 maggio 2009

Dietro il sorriso di Silvio

Sant'Antimo. Ci troviamo in via Marconi, nei pressi dello slargo antistante la locale stazione ferroviaria S.Antimo-S. Arpino, dai più conosciuta per essere una delle strade che conduce al Centro Sportivo Sant'Antimo (quello facente capo al gruppo Cesaro, per intenderci). Sono venuto sul posto di proposito, per documentare questa che rappresenta una vera e propria (l'ennesima) bomba ecologica. Ad accogliermi un insopportabile puzza: qualcuno, nei campi attorno, è intento a riciclare rifiuti di chissà quale natura con metodi propri. Faccio fatica a respirare, non vedo l'ora di andarmene. Il tempo di una decina di scatti e via. Le foto documentano uno dei tanti centri di stoccaggio provvisorio del nostro territorio che attendono di essere bonificati. Non conosco precisamente l'ampiezza del terreno in cui sono sono stati conferiti i rifiuti talquale, ma sono riuscito a sapere, da un funzionario del comune, che trattasi di circa 5000/7000 quintali, l'equivalente, per dirla in soldoni, di 10/15 giorni di raccolta fatta nel popoloso comune di Sant'Antimo. L'anno in cui tutto ciò avveniva era il 1996 (o forse il 1997, il funzionario non ricorda bene). Passano gli anni e la situazione si aggrava, i percolati penetrano nel terreno fino ad innescare il fenomeno delle esplosioni causate dai gas che nel fattempo si sono formati. Tutto ciò è testimoniato dal fatto che tutta la massa di rifiuti tende continuamente a tracimare il muro che la circonda, fino a farlo rompere (nella foto di fianco si vede chiaramente che si è dovuto ricorrere ad una puntellatura per evitare il peggio). A niente sono serviti gli intimi di rimozione e di ripristino del terreno fatti al comune dagli organi del commisariato di governo per l'emergenza rifiuti, le amministrazioni non hanno mosso un dito. La gente è stanca di sentir parlare di rifiuti. Intanto si registra l'ennesima campagna elettorale. Qualche simpatico signore ha pensato bene di celare lo spettacolo di degrado con dei 6x3 con sopra impressi i rassicuranti sorrisi a trentadue denti di Silvio. Ottimo palliativo. Ma dietro c'è sempre e solo......."a' munnezza!"

giovedì 14 maggio 2009

Allarme. Si Muore!

L’ENNESIMO DISASTRO AMBIENTALE

SI STA CONSUMANDO SOTTO GLI OCCHI DI UN POPOLO RASSEGNATO!

UNA NUBE TOSSICA INDOMABILE

PROVENIENTE DALL’INCENDIO DELLA EX ECOREC DI MARCIANISE

PRIVA DI ADEGUATI SISTEMI DI SICUREZZA

SPRIGIONA VELENI IN CONTINUAZIONE

E NON VIENE ALLERTATO IL MASSIMO SISTEMA DI PROTEZIONE PER GARANTIRE L’IMMEDIATO SPENIMENTO DELLA FIAMME ASSASSINE.

NON UN ELICOTTERO, NON UN QUANTITATIVO DI MACCHINE ED UOMINI ADATTI ALLA GRANDEZZA DELLO SCEMPIO.

ABBIAMO CHIESTO L’IMMEDIATO INTERVENTO DELL’ESERCITO

SU UN TERRITORIO LASCIATO SENZA CONTROLLI

SENZA RICEVERE UNA RISPOSTA!

CONCITTADINI,

RIPRENDIAMOCI IL CONTROLLO DELLA NOSTRA VITA

VENERDÌ 15 MAGGIO ORE 19,00

TUTTI IN PIAZZA UMBERTO I°

PER PROCLAMARE I NOSTRI SACROSANTI DIRITTI!

Comitato Mamme e Famiglie di MARCIANISE

giovedì 30 aprile 2009

Sant'Arpino. Storie di ordinario degrado

Nella foto di sotto è immortalata un'arteria stradale da poco costruita e non ancora resa accessibile alle auto. Si tratta di un prolungamento della statale Nola-Villa Literno, pensata per incanalare su di essa gli utenti stradali della città di Sant'Arpino. Ci troviamo su suolo santarpinese, e come si può facilmente osservare la strada è già divenuta meta per sversamenti di materiali di ogni sorta.

Stesso giorno, stessa città: Sant'Arpino. In pieno centro abitato, in una piccola arteria che congiunge via Risorgimento con la Strada Provinciale CAivano-Aversa, si registra la presenza di una piccola discarica adibita allo smaltimento di ingombranti e di motoveicoli di ogni sorta, in questo caso abbiamo ritrovato una piccola Apecar data alle fiamme e i resti di un divano.

martedì 14 aprile 2009

Succivo, sversamenti continui anche a due passi dal centro urbano

Le foto di sotto sono state fatte venerdi scorso. Testimoniano, come al solito, il livello di degrado e di assoluta mancanza di controllo del territorio da parte delle autorità e più in generale da parte dei cittadini. Sversamenti continui di materiale di risulta di ogni sorta, anche pericolosi, si sono registrati e si continuano a registrare nelle campagne, ma quel che lascia basiti è il constatare che il fenomeno degli sversamenti illeciti si registra con regolarità anche in zone ad alta densità abitativa, come nel caso della località "ex fabbrica di tappetini", un'arteria (di seguito riferiremo il nome) da un lato costeggiata da abitazioni private e dall'altro da terreni coltivati. Lastre di amianto frantumate si alternano a copertoni di camion, frigoriferi, lavatrici e cessi rotti. Tutto come da copione verrebbe da dire, se non fosse che i copioni che ci propinano i mass media sono di tutt'altro tono. E quello che non raccontano le tv e i giornali...semplicemente non esiste, questa è la verità.




mercoledì 1 aprile 2009

Casaluce. Ripuliscono via Consortile a Piro, ma i criminali continunano a sversare i rifiuti tossici a poche centinaia di metri di distanza

Poco alla volta, molto lentamente, stanno togliendo gli enormi cumuli di rifiuti tossici che hanno infestato per anni via Consortile a Piro, una importante arteria campestre di Casaluce. Ma gli eco-criminali non si lasciano scoraggiare da un simile affronto, rimboccatesi le mani si sono riorganizzati ed hanno incominciao a sversare i loro carichi di veleno e morte poche centinaia di metri più in la, sulle sponde del canalone dei Regi Lagni che va dritto al Mare Nostrum. Di notte naturalmente. Ed intanto la pattuglia della polizia provinciale, istituita per evitare nuovi sversamenti, continua a fare i suoi soliti giri sul posto, con la benzina e gli stipendi pagati dai cittadini, in orari d'ufficio...naturalmente! Le foto di sotto, scattate la settimana scorsa, testimoniano lo stupro che quotidianamente viene fatto ai danni di uno dei territori più fertili e più belli del mondo, come da tempo va raccontando il dottor Giacomo Campanile (nella foto), medico di base di Casaluce, che con la sua denuncia rappresenta una luce nelle tenebre.














giovedì 12 marzo 2009

Grasso: "l'ecomafia è un fenomeno italiano"

Nella giornata di ieri (10 Marzo, ndr) presso il Piccolo Eliseo si è tenuto il convegno contro le ecomafie, programmato nella settimana della legalità organizzata dalla Regione Lazio. Di fronte agli studenti il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, ha così evidenziato il problema, prendendo come riferimento proprio la recente inchiesta del Noe di Roma sulla centrale di termovalorizzazione di Colleferro.“L’ecomafia è anche qui – ha detto il procuratore - la scoperta della centrale di termovalorizzazione di Colleferro che utilizzava rifiuti speciali anziché normali ne è una prova».Questo dimostra che “L’ecomafia non è solo in Campania ma in tutta Italia. – ha poi continuato Grasso - In tutto questo traffico le organizzazioni criminali si sono infiltrate insieme ad altre persone che le favoriscono perchè occorrono anche tecnici che falsificano i risultati delle analisi, occorrono trasportatori, c'e' dietro quindi un'organizzazione che lucra. Noi dobbiamo contrastarli e per farlo abbiamo bisogno di tutti gli strumenti idonei, quindi anche le intercettazioni, senza le quali nel caso di Colleferro non si sarebbe potuti arrivare ad accertare le responsabilità". Presente al convegno anche il presidente di Libera Don Luigi Ciotti che ha ricordato: “Nel Lazio si verificano sette reati ambientali al giorno, in tutta Italia invece sono 83 al giorno”. “Dall'Italia escono rifiuti che vanno verso Hong Kong, Pakistan, Senegal e Cina, mentre nel nostro paese entrano rifiuti da Croazia, Serbia e Albania. Tra le attività criminali - ha aggiunto Ciotti - l'ecomafia è quella più distruttiva”. Parole che trovano riscontro anche dai recenti rapporti stilati da Legambiente e dalla DNA. Quest’ultimo ha evidenziato come tale reato venga rilevato soprattutto in quelle regioni in cui vi è un alto indice di criminalità presente come lo è la Camorra in Campania.Molto drammatico quanto realistico anche il rapporto di Legambiente 2008. Il giro d’affari delle ecomafie si aggirerebbe attorno ai 18,4 miliardi di euro, ovvero un quinto del business delle mafie stesse. Un sistema che conta tre reati per ogni ora con illeciti accertati nei cicli del cemento, dei rifiuti (con una sparizione annua pari a una montagna di 2000 metri), oltre all’incremento di incendi boschivi dolosi. Secondo i numeri la Campania è appunto la prima regione dell’illegalità ambientale, seguita a ruota dalla Calabria. Unite, queste due regioni fanno registrare il 30% degli illeciti d’Italia. Al terzo posto vi è la Puglia, seguita da Lazio e Sicilia. Prima regione del Nord d’Italia è la Liguria. Dati che fotografano una situazione allarmante e che nel prossimo maggio potrebbero riservare ancora più inquietanti novità con l’uscita del nuovo Rapporto Ecomafie 2009.
tratto da Antimafia2000
di Aaron Pettinari - 11 Marzo 2009 - Roma

giovedì 26 febbraio 2009

Ambientare la Città

A breve sarà allestita questa retrospettiva a Bagnoli, decine di mie fotografie ne faranno parte...
“Ambientare la città” è una mostra - evento di Think Thanks che scaturisce dal settore di ricerca “sviluppo sostenibile” e si basa sull’idea di raccontare le città attraverso politiche ambientali e approfondendo questioni urbane legate alla sostenibilità.

All’interno della mostra è possibile visitare gli spazi espositivi con il supporto di guide e partecipare a seminari didattici realizzati da esperti sulle politiche ambientali e l’energia alternativa.
La fruizione della mostra, installata nel Centro di documentazione di ThTh, sarà tarata in base alla fascia d’età dei visitatori, con proiezioni e laboratori/seminari ad hoc.
La mostra può ospitare un massimo di 60 persone al giorno e la visita è gratuita.

All’interno di “Ambientare la città” vengono presentati ed analizzati i seguenti casi:

Barcellona che costituisce l’esempio dell'affermazione dei principi dello sviluppo sostenibile, scaturiti da una precisa scelta di governo basata sull’energia rinnovabile. Le immagini esposte sono di Vicens Giménez che mette in scena la “Ordenanza Solar Termica” ossia un provvedimento emanato nel 1999 dal Comune di Barcellona che prevede l’obbligo d’integrazione di sistemi solari termici per la produzione di acqua calda, per gli usi igienico-sanitari, nei nuovi edifici come in quelli da ristrutturare. Le foto sono state concesse dalla «Fundaciòn Terra», un’organizzazione ambientalista nata con lo scopo di contrastare i cambiamenti climatici.

Il Cairo in cui il sistema dei rifiuti è affidato all’autogestione.
La mostra mette in scena il “quartiere della spazzatura” di Mokattam del Cairo. Le immagini, realizzate da Marco Trovato, giornalista e fotografo indipendente che si occupa di culture e problematiche legate al continente africano, raccontano come un vero e proprio esercito (gli Zabbalin), viva raccogliendo e selezionando i rifiuti. Gli scatti fotografici si colorano nella varietà cromatica degli scarti urbani fino a mostrare un quartiere completamente funzionale allo smaltimento di rifiuti, mentre la condizioni di vita degli Zabbalin si caratterizzano per l’insostenibilità igienico sanitaria di vite e abitazioni invase dai rifiuti.

La Regione Campania con il suo intreccio inestricabile di rifiuti tossici e discariche abusive.
I documenti video e fotografici mostrati sono di giovani napoletani. Si prevedono, inoltre, testimonianze di esperti del settore. In particolare si prevede la proiezione fotografica sull’emergenza dei rifiuti con un approfondimento sulla “Terra dei fuochi” ossia la zona tra Napoli e Caserta, che ha maggiormente subito l’emergenza e lo smaltimento illegale rifiuti, e la proiezione del corto “La raccolta differenziata”, regia di Luca Liguori, vincitore del Capri Hollywood Festival (2008).

Nairobi in cui la popolazione di alcuni slums (baraccopoli) trae quotidiano e diretto sostentamento dalla più grande discarica del Paese (Dandora), risultato dell’assenza di progetti per un corretto smaltimento dei rifiuti.
Sarà proiettato il documentario “Trash is Ca sh”, sulla discarica di Dandora, prodotto dalla Cultural Video Fondation, un’organizzazione non governativa internazionale fondata nel 2007 a Nairobi la cui mission è l'utilizzo del video e delle nuove tecnologie a supporto di progetti di cooperazione, di sviluppo e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica in diversi campi: sviluppo sostenibile, turismo responsabile, cooperazione allo sviluppo, arte e multimedia, giornalismo ed attualità. Il video mostra le condizioni di vita nella discarica e mette l’accento sulla pericolosità del diffondersi di epidemie a causa delle pessime condizioni igienico/sanitarie.

martedì 24 febbraio 2009

PRG Provinciale, o sarà troppo tardi

L’urbanista Alfredo Di Patria descrive i rischi che corre il territorio di Caserta: “i napoletani useranno Terra di Lavoro come periferia-dormitorio”

Già oltre quindici anni fa l’architetto Alfrefo di Patria si interessava della conurbazione casertana in tesa, in pratica, come un unico mega agglomerato da Capua a Valle di Maddaloni, che comprende ben 17 comuni e una popolazione stimabile in oltre 300mila abitanti. E proprio in merito a questo argomento, l’urbanista di Santa Maria Capua Vetere ha, nel tempo, ha organizzato, già nel 97, un convegno i cui atti furono dati alle stampe.
Architetto, lei ha sempre sostenuta la necessità di sottomettere a una regolamentazione urbanistica complessiva lo sviluppo dei comuni afferenti alla conurbazione casertana. All’epoca sollecitava la redazione di un piano urbanistico comprensoriale. Lo ritiene ancora necessario?
Si, senz’altro. E non è necessario essere esperti in urbanistica per cogliere le ragioni per cogliere le ragioni di un piano intercomunale dei comuni gravitanti sul tracciato dell’Appia, da Maddaloni a Capua. I suddetti aggregati urbani, i cui territori sono compresi nella fascia delimitata tra i monti Tifatini e i regi Lagni, costituiscono da diversi decenni un sistema insediativo ad urbanizzazione continua dal contorno frastagliato. Una caotica conurbazione formatasi per l’incontrollato sviluppo dei comuni confinanti, che si è avuto a partire dagli anni 60. Da allora, purtroppo, preziose risorse territoriali (storiche, archeologiche, ambientali e produttive) sono state fagocitate dal proliferare di tessuti edilizi privi di strutturazione organica e di prospettive per le comunità locali. Da tempo la Provincia avrebbe dovuto imporre la redazione di uno strumento di pianificazione sovracomunale, capace di superare la frammentazione dei singoli piani regolatori e di promuovere l’organizzazione di una entità urbana unitaria che , con forza della sua identità, si prepari a giocare un ruolo di primo piano ne processo di riorganizzazione dell’intero territorio regionale.
Le si potrebbe obiettare che le trasformazioni urbane e territoriali cui fa riferimento, per, per quanto pesanti, abbiano avuto il merito di promuovere il passaggio dall’economia agricola a una moderna economia di stampo industriale. Quella che una volta fu definita la “Brianza del Sud”, per intenderci…
La “Brianza del Sud” è una definizione propagandistica che mal si attaglia al processo di industrializzazione di Terra di Lavoro, avvenuto negli anni 60 e 70: l’industrializzazione che abbiamo conosciuto era dovuta all’insediamento di gruppi imprenditoriali stranieri e a un forte sostegno finanziario statale per le infrastrutture.
In effetti, l’indotto locale si è sviluppato in condizioni di subalternità: i nostri imprenditori non hanno mai raggiunto una reale autonomia nell’acquisizione di quote di mercato, né tantomeno adeguati livelli di specializzazione tecnologica. Tanto è vero che, quando i grandi protagonisti hanno avviato la dismissione, è venuto meno l’intero sistema, sia in termini di produttività, sia di livelli occupazionali. In seguito, man mano che le industrie manifatturiere chiudevano, lo sviluppo edilizio ha soppiantato quello industriale: il mattone è diventato la prevalente forma di investimento di operatori locali assolutamente incapaci di dar vita a un nuovo modello economico.
L’epopea del mattone parente prossima della speculazione e dell’abusivismo?
Si, ma con un’amara considerazione a margine. Contrariamente a ciò che si pensa, l’abusivismo ha svolto un ruolo quasi marginale rispetto al degrado del territorio. Molto di più hanno, a mio avviso, i piani regolatori comunali. L’uso del territorio, com’è sotto gli occhi di tutti, è stato definitivamente sottomesso alle ragioni del profitto e dell’acquisizione del consenso politico clientelare. Pubblico e privato si sono coalizzati per inventarsi nuove forme di sfruttamento, sbandieriate come iniziative capace di produrre sviluppo. E la debolezza economica di questo sistema e le sue lancinanti contraddizioni sociali sono l’amaro bilancio della sconsiderata politica di pianificazione degli ultimi decenni: dovrebbero servire ad aprire finalmente gli occhi alla gente e a respingere certe imposture.
Allo stato attuale, qual è il rischio peggiore che corre la conurbazione casertana?
Rischio concreto e terribile è quello di una fusione con l’altra sgangherata conurbazione di Terra di Lavoro, ossia la conurbazione aversana, che si snoda da Casal di Principe ad Orta di Atella, posta a sua volta a ridosso dei popolosi centri abitati che furono in origine i casali napoletani. Una sconsiderata urbanizzazione della fascia agricola a cavallo dei Regi Lagni, eliminando l’ultima zona verde-cuscinetto, porterebbe alla agglomerazione totale con Napoli, a un’unica ingovernabile “ecumenopoli” napoletana, in cui Caserta sarebbe relegata a periferia-dormitorio.
Non pensa che il Piano Territoriale Regionale contenga le misure di pianificazione adatte a scongiurare questa eventualità? Ed inoltre, non è in fase di redazione anche un Piano di Territoriale di Coordinamento Provinciale?
Tutt’altro! Innanzitutto la pianificazione provinciale risulta irrimediabilmente condizionata da quella regionale. Quanto al Piano Territoriale Regionale, basta leggerlo per rendersi conto che esso, alla fine di ponderosi analisi, non disciplina in maniera limpida e determinata proprio un bel niente, rimandando tutto a forme di pianificazione locale concertate tra istituzioni ed operatori. Il messaggio è chiaro: si può fare tutto a condizione che venga approvato a livello regionale. E, peraltro, la classe dirigente napoletana ha già deciso di utilizzare la piana casertana come il luogo in cui scaricare le contraddizioni demografico-produttive di Napoli. Un campo sconfinato, quindi, per operatori di ogni calibro (e ogni spregiudicatezza) e per svariate forme di accordi politici e spartizioni di affari. Fosche ombre si addensano sulla sorte della conurbazione casertana, proprio ora che sarebbe davvero venuto il momento di operare perché essa ritrovi una fisionomia, un proprio equilibrio demografico, produttivo ed ambientale.
Su di essa potrebbe abbattersi la mannaia di un’arrogante pianificazione concertata tra addetti ai lavori – politici, investitori, costruttori - le cui decisioni passerebbero sulla testa delle comunità locali.
Dalla rivista mensile "Fresco di Stampa"

domenica 8 febbraio 2009

Il Parco Pozzi è spogliato quasi completamente del verde senza ragione.

Da Il Mattino, 02/02/2009 (di Nicola Rosselli)

Al centinaio di querce secolari sottoposte a potatura radicale si aggiungono anche una decina di altre piante dello stesso tipo inspiegabilmente abbattute e con esse anche qualche pino.

Siamo alla "macelleria naturalistica" nel parco pozzi di Aversa e le associazioni ambientaliste fanno sentire, anche se irrimediabilmente in ritardo, la propria voce. «Non c'è bisogno di essere grandi esperti in materia di piante o nel settore giuridico. Ad Aversa il consiglio comunale ha approvato, circa dieci anni fa, su nostra proposta un regolamento che tutela il verde e dovrebbe anche farlo applicare». Ad affermarlo Alessandro Gatto, aversano, del direttivo regionale del Wwf, che intende far luce sulla kafkiana vicenda delle querce secolari ridotte a scheletrici fusti, presenti nel Parco Pozzi. Una potatura radicale che ha fatto gridare allo scandalo buona parte della città, mentre si registra il solito silenzio da parte dell'amministrazione, se si eccettua una promessa di "accertamenti" da parte dell'assessore al ramo Nicola de Chiara.

Lo stesso de Chiara, da quanto si è appreso, avrebbe convocato per oggi il responsabile del settore a cui fa capo il "verde urbano", il dirigente comunale Ciro Navarra. «Al momento - continua Gatto - quell'atto del consiglio comunale rimane l'unico riferimento normativo in materia. Il regolamento al capitolo "potature" prevede che non si vada al di là di sfrondature o rimonda, eliminazione dei rami secchi. Sulla potatura degli alberi ci sono diverse scuola di pensiero, ma il taglio drastico ha più senso quando si parla di alberi da frutto, non per il verde urbano».

Insomma, per l'esponente dell'associazione ambientalista sembrerebbero esserci forti dissonanze tra quanto avvenuto nel parco Pozzi, dove quelle querce potrebbe essere irrimediabilmente perdute, e quanto prevede il regolamento tutt'ora vigente e che «solo un ulteriore passaggio in consiglio comunale potrebbe modificare. Circostanza che fino ad oggi non si è verificata». Gatto conclude ricordando che ha chiesto da tempo all'assessore de Chiara di convocare la consulta per l'ambiente dove discutere di quanto è avvenuto.

Ma, intanto, ieri mattina, nel parco Pozzi, quei pochi che vi si aggiravano nello scenario di degrado e desolazione, lontano anni luce da come la Regione Campania lo aveva consegnato all'amministrazione comunale nel 1990, si recitava una sorta di ossessiva giaculatoria: «Questa amministrazione sembra che valuti gli alberi come nemici da abbattere». L'opinione pubblica aversana, ma soprattutto i frequentatori del parco Pozzi, in massima parte anziani e praticanti il footing, sono convinti che dietro tutto questo ci sia, al di là delle voci che vogliono alcuni interessati alla legna, una scarsa sensibilità verso il verde. In pochi mesi sono stati tagliati pini in via Caravaggio, querce in piazza Mazzini fino allo scempio di queste ultime settimane. Che il verde fosse divenuta un'ossessione per il centro destra aversano?

venerdì 30 gennaio 2009

In fiamme rivendita Bemybit di Cesa, è disastro ambientale

Inquietante lo scenario che si è registrato nel pomeriggio di ieri, Venerdì 30 Gennaio, nella periferia di Cesa, cittadina dell'agro aversano. Distrutto dalle fiamme, che si sono levate fino alla tarda serata, lo stabilimento della Bemybit , azienda di proprietà dei fratelli Belardo sita in via Libertà. Spettacolo agghiacciante quello a cui si è potuto assistere fin dal primo pomeriggio, dalle 15.30 circa: una coltre di denso fumo nero ha invaso i paesi confinanti a Cesa, saturando l'aria di un acre maleodore, molto simile a quello della plastica che brucia. Il deposito infatti conteneva diverse tipologie di materiali altamente tossici e che inevitabilmente sono andati distrutti dalle fiamme. Disastro ambientale, non vi sono altre parole per descrivere l'mmane rogo, causato, con molta probabilità, da un incendio appicato nella vicina campagna dal solito ecocriminale intento a bruciare rifiuti. Il vento ha fatto il resto, nel gonfiare le fiamme e nel trascinare l'enorme mole di veleni per Km su tutto il circondario. Fioccano già le prime preteste da parte dei cittadini del circondario che accusano le autorità di essere intervenute troppo in ritardo per domare le fiamme.

La grossa nube di fumo vista, già in prima serata, da Gricignano di Aversa

mercoledì 28 gennaio 2009

Sequestrata discarica abusiva dietro cimitero di Capua

Capua – Il GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Dott. Provitera, su richiesta del Pubblico Ministero, Dott. Guarriello della Procura della Repubblica sammaritana, ha convalidato il sequestro operato dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato, in servizio presso i Comandi Stazione di Caserta e Castelvolturno, dell'area attigua al Cimitero di Capua, divenuta con tempo una vera e propria discarica abusiva per il costante e continuo abbandono di ogni tipologia di rifiuti connessi all'attività di pulizia e manutenzione del plesso cimiteriale.
Nel corso dei primi accertamenti, gli agenti della Forestale hanno riscontrato che, su una superficie di 200 metri quadrati, sono stati abbandonati rifiuti vegetali, residui dei lumini come plastica, alluminio e cera, pezzi di vetro, materiale inerte derivante da attività di demolizioni edilizia di opere cimiteriali, come scarti di cemento armato, lapidi di marmo e residui di guaine isolanti, di cartongessi e di legno.
L'area ubicata alle spalle del cimitero cittadino, proprio a causa del costante incontrollato abbandono di rifiuti è divenuta poi anche luogo di scarico di rifiuti ingombranti, quali divani, frigoriferi, materassi e lavabi, nonché materiale polverulento di colore nero–grigio, presumibilmente derivante da lavorazione industriale.
Il personale Forestale operante, oltre ad aver segnalato all'Autorità Giudiziaria, P.R. di anni 57 e D.G. di anni 58, entrambi di Capua, le cui responsabilità connesse agli incarichi della gestione e dello smaltimento dei rifiuti cimiteriali sono ora al vaglio della Magistratura, hanno anche chiesto l'intervento dell'A.R.P.A.C.– Servizio Territoriale – Settore acqua, suolo e rifiuti di Caserta per la caratterizzazione del materiale sversato.
fonte Caserta News

Ennesimo abbandono di rifiuti ingombranti nell'oasi Lago Campolattaro

Benevento – L'ennesimo mucchio di rifiuti abbandonati è stato scoperto nei giorni scorsi dagli addetti alla vigilanza del WWF nell'area dell'invaso di Campolattaro, a distanza di due sole settimane dall'episodio precedente. Materassi ed altri oggetti ingombranti, sacchi, vari oggetti di plastica, bidoni sono frequentemente depositati lungo la strada "circumlacuale", che costeggia tutto il lato destro dell'invaso tra Campolattaro e Morcone (vedi 2 foto allegate). Purtroppo, nonostante le denunce del WWF alle autorità ed agli organi di polizia, finora non è stato possibile ottenere misure repressive, che con le recenti disposizioni legislative potrebbero portare all'arresto degli esecutori. Nei due Comuni, invece, le ripetute sollecitazioni hanno avuto qualche effetto, poiché nello scorso settembre è stata organizzata una "giornata ecologica" per la raccolta dei rifiuti abbandonati (vedi foto allegata): ci si augura, ora, che l'avvio della raccolta differenziata diffonda ancora di più una maggiore consapevolezza dell'ambiente.
In effetti, il territorio non sommerso dell'invaso, espropriato oltre 20 anni fa, è considerato "terra di nessuno" e quindi dove tutto è lecito: caccia, pesca senza regolamentazione, motocross, pascolo e abbandono di rifiuti. La Provincia, con la convenzione stipulata con il WWF nel 2003, sembra essersi lavata le mani di tutto quanto accade nella fascia di territorio intorno al lago; le altre Forze dell'Ordine (Corpo Forestale dello Stato, Carabinieri, ecc.) sono sempre impegnate in attività più importanti o non hanno risorse sufficienti…
Va riconosciuto all'Assessore all'Ambiente Aceto un primo tentativo di affrontare i problemi di quest'area, riunendo attorno allo stesso tavolo i numerosi, troppi, soggetti interessati; dai vari settori dell'Ente Provincia all'Ente di Irrigazione di Puglia, Basilicata e Campania (gestore delle acque), dai Comuni all'Autorità di Bacino, dalla Comunità Montana all'Agenzia del Demanio, per finire con il WWF, che dovrebbe occuparsi solo degli aspetti naturalistici e della vigilanza relativa. Difatti, la vigilanza assicurata dall'Associazione, è finalizzata alla salvaguardia diretta degli animali presenti (soprattutto uccelli) ed indiretta (in particolare durante il periodo riproduttivo qualsiasi presenza umana risulta una possibile minaccia).
Si attende ora che il problema sia non solo affrontato con la necessaria risolutezza, richiamando anche le Forze dell'Ordine competenti ad una maggiore attenzione. Sicuramente tutti apprezzerebbero di più l'Oasi del Lago di Campolattaro anche per le funzioni paesaggistiche e ricreative se fosse mantenuta in uno stato migliore, permettendo anche lo sviluppo di attività connesse al turismo, allo svago ed al tempo libero.Con l'ultimo incontro l'iter è stato completato e si attende ora la delibera regionale che, accogliendo la richiesta della Provincia, investa il Ministero dell'Ambiente per la trasmissione formale dell'aggiornamento alla Commissione Europea.
fonte Caserta News

lunedì 19 gennaio 2009

Correva l'anno 2009


Sant'Antimo, 19 gennaio 2009, ore 13:00. Non è un caso isolato. L'emergenza non è mai finita e ogni parola è superflua per raccontare quello che accade in terra di camorra: tutto è stato già detto e ripetuto. E la storia va avanti, senza che nessuno "possa farci niente". Cambierà qualcosa? Forse no, o forse si, o forse ancora no. "Wua finalmente è iniziato il grande fratello" sento bisbigliare ad un ragazzino rivolto al compagno, mi passano e vanno oltre. Io resto a pensare: adda passà a' jurnata!

mercoledì 14 gennaio 2009

Regi Lagni. Correva l'anno 1610, quando le bonifche le facevano...

Ultimamente mi vado interrogando sul perché alla parola “borbonico” è stata sempre data un’accezione negativa. Si dice “borbonico” di un sistema o di un certo modo di fare (magari di una amministrazione) vecchio, antiquato, o magari autoreferenziale. Sia chiaro che non intendo esprimere un giudizio storico su quello che sia stato il governo del Regno delle due Sicilie da parte dei vari vicerè borbonici che si sono succeduti, lungi da me. Ma i fatti parlano chiaro. Prendiamo ad esempio il regi lagni. Non hanno essi rappresentato una delle più grandi opere di ingegneria idraulica che siano state messe in opera a quei tempi? Si. Correva l’anno 1610 quando furono avviati i lavori, che terminarono circa 6 anni più tardi, subendo tuttavia, nel corso dei secoli, diverse modifiche ed ampliamenti. Ma dov’è il punto? Beh, il punto sta nel fatto che l’intera opera rientrava all’interno di uno dei più grandi, sempre per quell’epoca, progetti di “bonifica” mai fatti su ampia scala. Bonifica, che bella parola!.. (una volta ho sognato di fare la fine del vecchietto di “Così parlò Bellavista” - il film di Luciano De Crescenzo - che si svegliava solo al suono della parola “milione”, ricordate?). Si trattava insomma di canalizzare le acque dell’antico fiume Clanio e quelle che scendevano dai monti dritti nella piana campana e che concorrevano spesso alla formazione di vaste zone paludose. “Opera di bonifica” che funziona tutt’ora, a distanza di quattrocento anni. Nel secolo Ventunesimo invece, con Napoli e la Campania “restituite all’occidente” (queste le parole dello psiconano), non si riesce nemmeno ad organizzarsi per fare una semplicissima operazione di raccolta differenziata. La parola bonifica è meglio che non la pronunciamo proprio, pare che di questi tempi porti iella! Ebbene, stando così le cose ci sarebbe da fare una lunga serie di riflessioni. Le mie ve le risparmio. Tranne una: incominciamo ad usare al posto di “borbonico” il termine “italico”! …così, tanto per ridare almeno il giusto valore alle parole!

domenica 11 gennaio 2009

Un pò Harlem, un pò Gomorra

un bellissimo articolo tratto da Agora Vox
Ogni volta che sono all’estero e pronuncio la parola Napoli, e mi chiedono: "Gomorra"?
Io rispondo No! American Gangster.
Già: per me Napoli è anche un pò Harlem, non solo Gomorra.
Harlem è anche l’altra faccia della medaglia, non solo quella di chi riesce a costruire virtuosi imperi grazie alla polvere bianca, ma anche quella di chi la mattina finge di contrastare la criminalità organizzata, e la sera nasconde le mazzette del boss sotto la cuccia del cane.
Gomorra è solo la Napoli massacrata dalla camorra e dall’ignoranza.
Gomorra è solo la Napoli trucidata dalla criminalità e dalla prepotenza.
Gomorra è solo la Napoli che interessa a giornali e telegiornali.
Per chi ancora non avesse visto lo stupendo film di Ridley Scott con Denzel Washington e Russell Crowe, American Gangster è la storia di Harlem degli anni ’70, quartiere di Manhattan, ed è la vera storia di Frank Lucas (D. Washington) trafficante internazionale di droga e Boss di Harlem. American Gangster è anche la storia di Richie Roberts (R. Crowe), detective ebreo ed incorruttibile. Richie i problemi ama risolverli davvero, e cerca di estirparli alla radice, indagando sia sui traffici di droga e sulle varie piazze di spaccio, sia sulla corruzione e sulla concussione che dilagano nel suo commissariato.
Indaga sui topi di fogna, ma anche sulle talpe in famiglia.
Richie riuscirà a scomporre pezzo per pezzo tutti i tasselli che compongonoil sistema perfetto che mortifica Harlem e la sua gente, grazie a Frank, indotto a pentirsi, e grazie ai suoi nomi. Questo film mi ritorna in mente, ma soprattutto mi ritorna in mente la domanda finale di Frank a Richie, ogni qualvolta leggo notizie come questa.
L’ennesimo ristorante che chiude per "camorra".
Chiuso dopo quattro attentati del racket in cinque anni. Il racket o le estorsioni, per alcuni sociologi sono i ricatti morali, economici e sociali. Anch’io ho un amico che subisce il racket. Anzi, "il pizzo" Made in Italy.
Ma subisce un’altro tipo di pizzo.
Non quello che fa chiudere fabbriche e ristoranti, ma quello che li tiene in vita. Subisce il pizzo perchè viene sottopagato in un pub. Il pizzo, o meglio in sociologia, subisce un ricatto morale, economico e sociale. Per intenderci, Genny, il mio amico è ’nu buon guaglion. Va a giurisprudenza, tiene 28 anni, dopo 7 anni tra 1 pò si laurea. Lavora in un pub il sabato e la domenica, per 30 euro al giorno. Il mio amico Genny sogna di fare il magistrato, non quello che li arresta, ma quello che li fa arrestare. Ogni volta che li vede, quelli che si vengono a prendere la "mesata" nel pub... li vede.
Li arresterebbe, vorrebbe farli arrestare, sognerebbe.
Ma piuttosto che ripassare il condizionale, abbassa la testa e va a lavorare. Così come abbassa la testa ogni sabato e domenica sera. Ogni tanto lavora tanto, tanto di più, guarda il suo titolare ed abbassa la testa. Allunga la mano, si prende i 30 euro, e senza Irpef , senza Inps, senza Inail, senza Cgil Cisl o Uil, si mette sulla Vespa e se ne torna a casa.
Il Titolare subisce il pizzo. Genny subisce il pizzo. E’ una ruota infernale.
Però purtroppo le associazioni anti-racket nascono solo per i titolari, non per i buoni ’uaglioni.
E non dimentichiamo Monnezzopoli.
Forse se "l’emergenza monnezza" non ci fosse stata non ci sarebbe stato nemmeno Berlusconi IV.
L’Italia intera dovrebbe ringraziare Napoli se oggi abbiamo Berlusconicon il 70% dei consensi. Vedere la monnezza sfruttata in campagna elettorale come "conditio sine qua non" è stato stupendo. Un’ immagine che resterà nella storia della politica italiana.
Credo che il governo Prodi sia caduto per la monnezza e non per Mastella. Grazie agli incendi dei cumuli, alle manifestazioni contro le discariche. L’Italia che affogava nella diossina tutti i giorni veniva ripresa dal Time, dal Washington Post, dall’ Equipe, dal The Guardian, dal New York Times. Poi l’ 8/5/08 Berlusconi ritornò ed ecco che l’Italia tornò a risplendere. Una spruzzatina mediatica di Wc-Net ed ecco ritornare i cinesi con le macchine fotografiche. I cinesi sono tornati, ma non sono più tornati milanesi e veneziani.
Da quando hanno saputo che dalle mie parti arrivavano i loro rifiuti tossici hanno deciso di rinunciarci. Si sono trovati di fronte ad un bivio che li poneva nell’imbarazzante situazione di scegliere tra loro stessi o i rifiuti tossici.
Hanno scelto per la seconda opzione.
Meglio una pizza con la sottiletta che con la mozzarella alla diossina.
Le verità è che Gomorra non descrive la verità, ma descrive una verità.
Una parte della verità.
Quella di Harlem, di American Gangster.
Quella che non vincerà l’Oscar con Gomorra, quella che non sarà un’etichetta negativa. Quella che si conosce, ma troppo poco. Quella che si combatte, ma troppo poco. Quella che però è la parte fondamentale, ciò quella che rende il sistema inefficiente.
La domanda che fa il boss Frank al detective Richie è:
"Ma è vero che hai trovato 1 milione di dollari nel bagagliaio di un auto e li hai restituiti?" "Ma allora quanto vuoi, dimmi cosa vuoi?"
Ed il detective Roberts risponde:
"Voglio i NOMI".
A Napoli i nomi sono di quelli che oggi puntano il dito, e domani già hanno dimenticato le magagne che hanno fatto ieri.
A Napoli i nomi sono di quelli che conoscono i problemi ma leggono i giornali. E soprattutto sono i nomi di chi pretende di risolvere i problemi, guardando i telegiornali.
Proprio come se stessimo in Italia.

giovedì 8 gennaio 2009

Ci sono i rifiuti tossici? abbelliamoli con una bella staccionata

Girare per il territorio in cui vivi alla ricerca di luoghi esotici da fotografare, e accorgersi che ad ogni tour se ne scoprono sempre di nuovi e più strambi, è un'emozione che non può essere descritta. Specie se sei del parere la "foto migliore" è sempre quella che "dovrai scattare". Quello che non si racconta non esiste ci ha insegnato il grande Tiziano Terzani, ma io aggiungo che quello che si fotografa non solo viene strappato dall'oblio della memoria, ma viene rimescolato nel vortice della storia ed assume una nuova vita, continua a parlare a chi vorrà trattenervi sopra lo sguardo. Il posto in questione già lo conosciamo, si tratta di quel dedalo di vicoli e viuzze che si diramano dalla via Piro di Casaluce, tristemente resa nota dagli sversamenti di rifiuti tossici prodotti dalle industrie campane e non. Questa volta c'è da segnalare la stranezza delle staccionate di legno che vedete nelle foto. é meno di un anno che sono state messe, nell'ambito di un progetto di valorizzazione e riqualificazione di una campagna tra le più fertili al mondo. La volontà, oltre all'adeguamento ed assestamento dell'assetto stradale, di far costruire delle staccionate ai bordi delle stradine, è stata dettata dalla considerazione che le campagne casalucesi in sè rappresentino un esempio magnifico della rigogliosa (bell tiemp e' na' vota) "Campania Infelix". Lo stesso comune di Casaluce, nella seconda metà del secolo scorso, unificato a quello di Frignano e Teverola, era stato denominato col toponimo di "Fertilia", tanto erano preziose le qualità dei suoi terreni. E vengo alla domanda di oggi: era proprio necessario mettere quelle staccionate senza aver prima effettuato un'operazione di rimozione di tutte quelle tonnellate di detriti, materiali inerti, e rifiuti tossici di ogni genere? La staccionata, si saranno detti, andava fatta a tutti i costi! E quindi? "quindi spostiamo i cumuli di riufiuti (verso i recinti dei privati) e completiamo il lavoro!" E quando i cumuli dovranno essere rimossi? Nel momento in cui si metterà mano alla bonifiche tanto agognate, cosa accadrà? Rompiamo la staccionata, diranno, e così via, alè...
Per non parlare del fatto che un pò alla volta i km di staccionata spariscono, pezzo per pezzo, un pò alla volta. In ogni caso, considerazioni inattuali a parte, è uno spettacolo ripugnante. E noi fessi paghiamo!

lunedì 5 gennaio 2009

Casaluce: l'efficenza del crimine e lo spreco delle risorse pubbliche


Via Piro è la meta preferita per gli sversamenti dagli ecocriminali di tutta la provincia di Caserta. Le ripetute segnalazioni e le varie raccolte di firme dei contadini del posto, aiutati anche da alcuni noti professionisti della città, sono valse a ben poco. Forse proprio a niente se si considera che la situazione peggiora di giorno in giorno. Stando a fonti isituzionali, infatti, è iniziata l'opera di bonifica delle centinaia di siti interessati dagli sversamenti di tritovagliatura, materiali inerti, ingombranti e rifiuti pericolosi di ogni sorta. Ma il punto è un altro: per ogni camion di rifiuti portati via altri due ne vengono sversati. E' un ciclo continuo, che va avanti senza tregua. La questione di tutte le questioni (per dirla alla napoletana), come da tempo vanno denunciando i vari comitati civici campani in difesa dell'ambiente, è il "controllo". E ovviamente l'autocontrollo, che sta per "io contadino se vedo qualcuno che sversa lo devo denunciare alle autorità". Ma di questa infelice località di Casaluce, ultimamente, pare che qualcuno se ne stia interessando. Stando a quanto ci è dato sapere dalle istituzioni locali, sui territori interressati dagli sversamenti, è attivo un servizio di sorveglianza da parte di autorità di polizia. Dalla trsmissione Report, in onda sulla terza rete rai, abbiamo appreso che il servizio di vigilanza in questione c'è, viene effettuato, ma solo in orari d'uffcicio!!! :-O Solo in orari d'ufficio, e quindi dal lunedi al venerdi (forse anche di sabato, non rcordo). E durante le altre ore chi ci pensa ad effettuare i controlli? E' bastato che il "primo giornalista arrivato sul posto" e che chiedesse al "primo contadino trovatosi a passare per caso" per avere "la notizia delle notizie", la "verità delle verità". Bernardo Iovene, titolare dell'inchiesta Terra Bruciata, chiedeva al contadino: "a che ora sversano in questo posto?", e il contadino risponde "alle 4:30 del mttino, perchè?". Le due foto allegate ritraggono tre carcasse di auto smaltite sul posto di recente. Il luogo è lo stesso dove Iovene intervistò il contadino.

domenica 4 gennaio 2009

Alla sbarra gli sciacalli che smaltivano illegalmente le balle di stracci. La magistratura si muove, ma cambierà veramente qualcosa?

(Napoili 19 dic 2008). Sono venti le custodie
cautelari emesse dal Noe, il nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Napoli, per “associazione a delinquere finalizzata allo smaltimento illecito di rifiuti”. Chiari agli uomini dello stato gli intenti dei criminali, che stamattina hanno diramato una nota con maggiori dettafli sulla vicenda: “dopo accurate indagini siamo riusciti a sgominare un agguerrito sodalizio criminale che si occupava di un ingentissimo quantitativo di rifiuti costituiti da indumenti ed accessori pst-consumo, i cui scarti venivano abbandonati e dati alle fiamme con il carattere della continuità per oltre due anni, determinando un gravissimo inquinamento dei terreni e delle falde acquifere, nonché la liberazione di sostanze altamente nocive in atmosfera”.
Da elogiare l’operato della magistratura, ma sorgono spontanee delle riflessioni.
Si è giunti finalmente alla verità? Si è messa, una volta per tutte, la parola fine allo smaltimento illecito delle balle di stracci che, regolarmente date alle fiamme, hanno infestato e contaminato tutto il territorio della piana Campana? Sarebbe davvero un toccasana l’avere la certezza di una risposta affermativa a questi quesiti. Ma per chi da anni segue da vicino le dinamiche dello “stupro” quotidiano fatto all’ambiente della regione Campania sa che l’ultima parola detta dalla magistratura non serve a preservare il territorio, non serve a redarguire i “prossimi sciacalli” dal commettere altri e più efferati crimini. L’ultima parola, perché ciò non si ripeta, spetta ai cittadini campani. Se questo non accade, se non si prende coscienza di quello che sta accadendo, questa infelice porzione di territorio italico prenderà una piega pericolosa dalla quale non se ne potrà più uscire. Una piega pericolosa che mina le fondamenta dell’intero edificio ideologico su cui si è costruito lo stato italiano. Siamo tutti vittime e carnefici. Per questo e per altri milioni di motivi non si può restare a guardare. Tutti coloro che sono dotati di “lucidità intellettuale” hanno delle precise responsabilità e dei precisi doveri ai quali non si possono sottrarre. Chi lo fa è un assassino! C’è da organizzarsi per far riprendere al popolo campano e meridionale le redini del proprio destino, perché nessun altro lo farà. Le masse campane sono state da secoli abbandonate a se stesse. Il colpo di grazia è stato dato con l’avvento dell’unità d’Italia. La storia ancora una volta è la maestra delle maestre, e ci insegna che dovremmo guardare ad essa per capire il presente. Prima dell’unità l’erario del Regno delle Due Sicilie contava ben 443,2 milioni di lire, la Lombardia 8,1, il Ducato di Modena 0,4, Parma e Piacenza 1,2, Roma 35,3, Romagna, Marche e Umbria 55,3, l’Impero sardo-piemontese 27,0, Toscana 85,2 e Venezia 12,7. Questi dati sono stati elaborati dallo storico statista ed economista Francesco Saverio Nitti (presidente del consiglio tra il 1919 e il 1920). Abbiamo pagato il prezzo della costruzione di una nazione “civile” e lo stiamo pagando ancora adesso, costretti come siamo alla più bieca delle pesti: la sottocultura, che ha generato quello ora è sotto gli occhi di tutti!

venerdì 2 gennaio 2009

Happy new year from the Gomorra's land


Gricignano di Aversa, via Piave, 1 Gennaio 2009 - Tracce di festeggiamenti

martedì 30 dicembre 2008

Iniziata la messa in sicurezza dell'amianto di Torre Palomba


Ci voleva lui, il tenente Colombo, al secolo Bernardo Iovene, per smuovere le acque del pantano burocratico in cui stanno affondando quasi tutte le istituzioni campane. Torre Palomba sembrava un sito abbandonato al suo destino, senza che nessuno prendesse provvedimenti immediati ed urgenti per tamponare un disastro consumatosi sotto gli sguardi attoniti di tutti quei cittadini che invano hanno chiesto, per mesi e mesi, che qualcosa cambiasse. Ovvio che non è successo ancora niente, si tratta di una semplice messa in sicurezza di alcuni dei tanti cumuli di rifiuti pericolosi che si trovano in quel posto, ma per chi quasi ha rinunciato a crederci vuol dire il riaccendersi di una qualche forma di speranza. La speranza maggiore, ovviamente, è quella di veder completate le fasi successive alla "messa in sicurezza": la bonifica vera e propria.
Per la serie: "qualcosina si muove...solo se le dai una forte spinta!". Ed infatti, secondo il mio modesto parere, ciò di cui stiamo parlando non sarebbe mai accaduto se B. Iovene non avesse affrontato l'argomento "Torre Palomba" dapprima nella sua inchiesta televisiva "Terra Bruciata" (per il format "Report" di Raitre) e successivamente nel libro-denuncia sullo stato delle bonifiche in Campania "Campania Infelix".

domenica 28 dicembre 2008

Risolto il problema della "inefficacia della sorveglianza"


Le foto le ho scattate Domenica 28 Dicembre 08.
Siamo sempre nei pressi della stazione ferroviaria Gricignano-Teverola. Ogni qualvolta mi sono trovato a passare in questo posto ho sempre lanciato un'occhiata a questa stradina piena di rifiuti, alla cui entrata si "ergeva" il cartello che segnalava un "qualche sistema di sorveglianza" e quindi il divieto volto a redarguire i malintenzionati dallo sversare i rifiuti.
Quel cartello di divieto pareva avere un'anima. Era sempre lì, in piedi, sfidando tutte le intemperie, a "resistere" contro tutto e tutti, mi verrebbe da dire. Mi dava anche un senso di tristezza: tutto solo com'era, con nessuno che lo pensasse, che gli desse un'occhiata, anche solo per un secondo. Ora qualcuno l'ha buttato giù. E di certo, come potrete giudicare voi stessi dalle foto, non è stato il vento o la pioggia a ripartirgli l'estrema unzione. Ho motivo di pensare che qualcuno lo abbia buttato giù con delle intenzioni ben precise. Non è mio mestiere fare dietrologia, ma a volte mi diverto a farla.
Di questo segnale di "divieto di scarico-zona sottoposta a sorveglianza" ne avevo parlato in un precedente post, in questo blog, appena qualche settimana fa. La foto che avevo allegata era più eloquente delle parole. Era bella, con la strada intasata di rifiuti dietro ed il cartello/divieto posto innanzi. Stava a dire che quel posto era un simbolo. Tanto è vero che molti amici mi hanno chiesto dove si trovasse "quel luogo". Un simbolo! Uno dei tanti simboli che spiegano le contraddizioni, piccole o grandi che siano, di un territorio disastrato. Più di quanto possa fare un qualsiasi trattato si sociologia. Un simbolo da eliminare.
PS ammazza qui ci vorrebbe Carlo Lucarelli! :-p

giovedì 25 dicembre 2008

L'impero, traffici storie e segreti dell'occulta e potente mafia dei casalesi

tratto dal sito OltreGomorra
"L'Impero": è questo il titolo dell'ultimo libro di Gigi Di Fiore. Un testo interamente dedicato alla camorra casertana. O forse sarebbe meglio dire mafia casertana. È qualche anno che mi sforzo di sottolineare il carattere mafioso della malavita casertana e finalmente qualcuno lo ha scritto chiaramente. Una storia che parte da lontano, ben descritta (e ben documentata) da Di Fiore. Una mafia sempre autonoma e diversa rispetto a quella napoletana, nata nei Mazzoni tra bufale e mozzarelle. Mafia contadina, impenetrabile, con struttura piramidale al cui vertice c'è una sola famiglia. Un'organizzazione in cui, per anni, la pratica del pentimento è stata una rarità assoluta, lavata col sangue.
Sangue, cemento e mozzarelle: questo il trinomio che caratterizza il clan. Lo stesso clan che, gettando le basi della propria ascesa con Antonio Bardellino, vede le sue radici culturali vecchie almeno di due secoli. Egemonia totale su tutta la provincia, clan satelliti tollerati e/o inglobati, con diritto di esistere e di operare ma sempre con il benestare di Casale (o San Cipriano). Da Giugliano a Gaeta, passando per Marcianise e Pignataro Maggiore. Un territorio enorme. Rapporti strettissimi (ma paritari) con Cosa Nostra, a volte addirittura apparentamenti strategici. Guerre di successione e di mafia. Lotte contro i cutuliani, ma anche lotte interne.

Cose che si sanno ma anche molti dettagli inediti, uno stile volto a riportare i fatti. Fa il giornalista Di Fiore, riporta fatti, appunto. Commenti pochi, considerazioni sempre molto ben ponderate, sforzandosi di essere il meno soggettivo possibile. Tanta cronaca giudiziaria. Uno stile poco sentimentale ma efficace. Ne emerge una realtà imbevuta di cultura criminale, dove la malavita entra nell'economia, nella politica, nella società. Dove la mafia è società! Libro aggiornatissimo fino al secondo grado di Spartacus. Ci sono delle cose che mi hanno colpito per un motivo o per un altro.

La prima può sembrare secondaria, ma la si rivaluta se si pensa a come ragionano i casalesi: il cadavere mai trovato di Antonio Bardellino. Rosaria Capacchione ci induce a riflettere. Come può essere che la donna di un capomafia si risposi dopo poco tempo che il marito è stato assassinato? Alle donne di mafie certe condotte non sono permesse. Matrimonio di copertura? Che l'uccisione di Bardellino non sia mai avvenuta? Perché, nonostante precise indicazioni in merito alla spiaggia dove il corpo di Bardellino sarebbe stato sepolto, la polizia non ne ha mai trovato traccia? Siamo sicuri che i casalesi hanno ucciso il sanciprianese Bardellino? La magistratura, nonostante il mancato rinvenimento del cadavere, ne è convinta. Bardellino non era uno qualunque ma una sorta di padre del clan.

La seconda: l'enfasi con cui è stata accolta la sentenza di secondo grado del maxiprocesso alla mafia dei Mazzoni, in contrasto con la quasi totale indifferenza con cui era stata accolta la sentenza di primo grado. Il merito è di Roberto Saviano. Grazie Roberto!

La terza: l'eroismo di certi magistrati, di certi giornalisti, di certi politici, di certe persone. Io sono di Gricignano di Aversa e so quanto valga l'omertà in alcuni casi. In certe zone è l'arma migliore per aver salva la vita. Sentiamo alcuni fare proclami e teorizzare sistemi da contrapporre alla mafia. Tutto molto bello, ma il vero coraggio è di chi, abitando a cento passi dalla casa dei boss, non ha paura di rendere noti i loro loschi affari e le loro efferatezze, denunciandoli. Quanti Peppino Impastato nella mia provincia ma ancora troppo pochi rispetto ai Tano Badalamenti. A loro, la mia ammirazione. Non vanno dimenticati.

La quarta è un vuoto da riempire. Le sentenze e le cronache, come il libro, parlano molto di Casale, San Cipriano, Casapesenna, Mondragone... Di Fiore dedica non poche parole al clan satellite di Pignataro Maggiore ma il vuoto, secondo me, riguarda Marcianise, Gricignano, Carinaro, Cesa e altri paesi. Cosa dire di Orta di Atella, Succivo... Molti sono satelliti di Casale che, scommetto, stanno approfittando della stretta operata al clan per guadagnare spazi. È un vuoto giornalistico più che giudiziario e andrebbe colmato. Esiste già qualche elemento ma dobbiamo approfondire. In queste zone si sono realizzati alcuni dei più grandi investimenti immobiliari e industriali che la Campania abbia visto negli ultimi 15 anni (alloggi US Navy costruiti dai Coppola, quelli del villaggio Coppola sul territorio di Gricignano di Aversa. Il polo tessile e il polo calzaturiero, costruiti sui territori di Gricignano, Teverola e Carinaro. Migliaia di alloggi abusivi sul territorio di Orta di Atella, tanto che si parlava di una "seconda Orta". Il tratto di TAV che attraversa Gricignano e Marcianise. La costruzione del Tarì sul territorio di marcianise). Non è difficile immaginare in che modo gli appalti siano stati assegnati. Ancora da chiarire alcuni omicidi avvenuti nel 1996 quando cominciava la costruzione degli alloggi per i militari americani a Gricignano. O quelli avvenuti a Marcianise e Capodrise tra il 1991 ed il 1992, gli anni in cui si lavorava all'edificazione del Tarì. Su questo indagano i giudici ma a noi tocca la guardia civile?

Infine una nota che è forse sfuggita (o forse il suo libro era già in stampa quando ciò è avvenuto) al documentato Di Fiore. Una nota positiva. Un giovane imprenditore di Cesa, che io conosco (abbiamo frequentato la stessa scuola superiore), che ha lanciato un grido di dolore. Scrivendo a Michele Santoro, Lorenzo Ferriero ha squarciato l'omertà tipica della nostra terra. Ha scritto:

"Dott. Santoro mi chiamo Lorenzo Ferriero, sono un giovane imprenditore che vive a Cesa in provincia di Caserta, paese del pentito Gaetano Vassallo. Per anni lo scrivente e il fratello sono vissuti sotto la minaccia delle estorsioni, alle quali non hanno mai inteso sottostare; infatti negli anni gli atti intimidatori si sono susseguiti:-nel mese di aprile 2000 si verificò un incendio in un cantiere; -nello stesso anno nel mese di agosto vi fu un attentato dinamitardo presso la abitazione della mia famiglia adibita anche a sede legale della società, (fatti regolarmente denunciati agli organi di polizia). Stante la nostra fermezza di non sottostare alle pressioni dirette od indirette dei clan si è cercato di annientarci economicamente, minacciando in maniera aperta i committenti dei vari lavori affinché non affidassero loro più commesse o risolvessero i contratti in corso, minacciando i proprietari di terreni oggetto di trattative affinché desistessero dalla cessione degli stessi a noi, e avvicinando familiari ed amici finché ci convincessero a pagare, poiché oramai eravamo rimasti gli unici a non rispettare le regole del clan. Nonostante tutte le difficoltà sopra rappresentate, la nostra piccola impresa era riuscita non solo a sopravvivere economicamente ed onorare tutti gli impegni assunti, ma anche a progredire passando a gestire operazione immobiliari vere e proprie di grosso valore. L'esistenza sul micro territorio di un gruppo imprenditoriale non aggiogato alla logica ed agli interessi del clan egemone della zona, non era ammissibile ne tollerabile oltremodo. Tale circostanza in paese era notoria e più volte era stata palesata con impudenza e sprezzo della legalità dai componenti del gruppo malavitoso egemone, infatti i Ferriero invece di piegare la testa la hanno alzata, ed erano e sono un pericolo mortale per il sistema omertoso sul quale si regge il Clan egemone a Cesa, dove la fanno da padroni. E questi camorristi lo sanno, infatti anche a distanza di anni non dimenticano chi ha osato opporsi ed è diventato un cattivo esempio per tutti gli altri.

Tanto che la notte di natale 2007 compivano la più nefanda e scellerata delle loro azioni uccidendo il fratello dello scrivente Cesario di appena 26 anni. Chi scrive è stato gettato nello sconforto totale ed ormai è quasi paralizzato ad adottare qualsiasi scelta, ha chiesto aiuto alle istituzioni con molteplici comunicazioni, oltre ovviamente a denunciare le estorsioni e le minacce subite. Ha chiesto aiuto alla prefettura di Caserta affinché gli venisse garantita una forma di protezione almeno negli spostamenti che deve fare per seguire le sue attività imprenditoriali, anche perché, stante l'attuale situazione, l'azienda rischia il fallimento, e con essa tutto l'indotto e le famiglie che lavorano. Ebbene ad oggi a quasi dieci mesi niente di niente richieste e denunce lasciate non si sa dove. Come non pensare all'omicidio di Michele Orsi consumato a Casal Di Principe pochi mesi fa, quando il suo avvocato affermava di aver chiesto alla Prefettura prima dell'omicidio protezione per il suo assistito. Ma che razza di paese è questo! La storia si ripete anche se con diverse sfaccettature ma tutti restano inermi a guardare, ad aspettare gli eventi, e i cittadini onesti vengono abbandonati ed isolati, lasciati al proprio destino; c'è da vergognarsi! Se non è una resa alla camorra questa, e chi in questa situazione dovrebbe sentirsi invogliato a denunciare senza garanzia di diritti. A questo punto ciascuno è portato a credere che la camorra e i gruppi malavitosi siano solo una causa dei problemi, l'altra è sicuramente da individuare nella inefficienza dell'intero sistema. Cesa è un paese dove lo Stato è completamente assente, ed è sostituito in ogni sua funzione dal clan egemone, basti pensare che qui è stato picchiato il parroco in chiesa sull'altare, davanti a decine di bambini che facevano lezioni di catechismo da uno di questi capoclan; tutti sanno chi è stato!!! E naturalmente il terrore aumenta. I capoclan girano armati e scortati da affiliati e figli di capo clan muniti di regolare permesso di porto di pistola rilasciato dagli organi competenti. Cesa è l'unico paese del circondario a non essersi dotato di una rete di gas metano nonostante la volontà di investimento di aziende di rilievo Nazionale come Enel Rete Gas e opportunità di finanziamenti pubblici, poiché il gas nei bomboloni a Cesa è gestito dal clan camorristico, e solo dopo le mie denunce il consiglio comunale obbligati dal prefetto di Caserta ha fatto un primo timido passo con una delibera di consiglio comunale dello scorso settembre 2008, anche se si è lasciato scadere finanziamenti pubblici per portare il metano a Cesa. A Cesa ha investito il Gruppo LIDL di grosso rilievo con l'apertura di un punto vendita in via Matteotti, anche qui attentati dinamitardi per tangenti e assunzioni di donne di affiliati e familiari del Clan camorristico. A Cesa, in Comune lavora la moglie di un Capoclan, che ha accesso ai dati di questo ente e fa da portavoce del marito. Le estorsioni si consumano direttamente nelle abitazioni private di questi camorristi, poiché non vi è imprenditore che prima di intraprendere una qualsiasi iniziativa non sia costretto è obbligato a passare da loro e mettersi d'accordo sul prezzo da versare nelle casse di questo potentissimo clan, pertanto questi camorristi non si devono neanche più scomodare, e andare in strada o sui cantieri, tanta è la loro forza. In questo paese i gruppi criminali si affrontano da oltre un ventennio a suon di morti ammazzati e allo stato nessun processo ha assicurato alla giustizia con una condanna i presunti responsabili. Pochi mesi or sono il tecnico comunale, è stato gambizzato sull'uscio del comune e dopo una lunga convalescenza tornato a lavoro, anche perché è la sua unica fonte per vivere, è stato costretto a spostarsi nell'ufficio commercio senza averne competenze, perché in tale ufficio, il suo vecchio ufficio, era di intralcio agli affari del clan.

Questo e molto, ma molto altro ancora, accade a Cesa per mano di un Clan camorristico che oramai si sente onnipotente. Se le istituzioni locali come più volte dimostrato, hanno paura di un sistema che loro malgrado si sono ritrovati, a chi tocca estirpare questo cancro? A voi la risposta."

È da chi, come Lorenzo, ha il coraggio di denunciare, che dovrà partire il nostro risveglio!
Recensione di Tommaso Aquilante

mercoledì 24 dicembre 2008

Tra poche ore il via all'inceneritore di Acerra

L’inceneritore di Acerra dovrebbe essere attivato ad ore. Con esso e la discarica di Chiaiano la Campania si avvierà verso la fine dell’emergenza rifiuti e ad una nuova alba. O no?

Berlusconi è il teodoforo, il campione a cui è stato conferito l’onore di portare la torcia. E’ lui il vero protagonista, la guida suprema, l’eroe olimpico che ha liberato Napoli e la Campania dai rifiuti. A lui spetta il compito di accendere la grande fiamma, al pari delle Olimpiadi. Solo che non stiamo parlando di sport, anche se l'articolo del Corriere del Mezzoggiorno lascerebbe intendere al lettore esattamente ciò. Il premier, infatti, avrà "l’onore" di ardere il primo sacchetto di spazzatura che varcherà la soglia del forno della prima linea dell’inceneritore di Acerra.
Inizialmente il termodistruttore brucerà 700 tonnellate di rifiuti al giorno; verso il mese di marzo potrà bruciare 2000 tonnellate quotidiane di monnezza schifosa. L’articolo di Angelo Agrippa è solo uno dei tanti encomi che si son sprecati verso la linea dura e pura del governo a favore del massiccio incenerimento dei rifiuti. La verità è che l’argomento è stato affrontato troppo superficialmente, anche a causa di lobby ben radicate nel panorama mediatico ed interessate alla gestione di uno dei più grandi business italiani che frutta annualmente svariati miliardi di euro, grazie agli incentivi statali CIP 6 alle energie rinnovabili "assimilate", in aperta violazione delle direttive dell’Unione Europea. Un fiume di denaro che, invece di essere investito nella creazione di centrali ad energia rinnovabile e pulita, viene speso in una pratica obsoleta e fortemente inquinata come l’incenerimento, e che ci costa circa il 7% della bolletta della luce.
L’inceneritore di Acerra ha una storia lunga e travagliata, fatta di proteste delle popolazioni locali e di vicende giudiziarie che hanno visto coinvolta l’Impregilo nella gestione illecita dello smaltimento dei rifiuti campani. Alla devastazione ambientale della camorra si è aggiunta quella dell’imprenditoria deviata. Un disastro dalle proporzioni incalcolabili. Sono 7 milioni le balle non a norma prodotte dagli impianti CDR. Nessuno però dice che i cosiddetti "impianti CDR" rappresentano in realtà il fiore all’occhiello della Campania, essendo ottimi Impianti di Selezione tedeschi. Oltre alla produzione di ecoballe infatti, sono benissimo in grado di riciclare tramite TMB la frazione secca dei rifiuti e compostare la frazione umida fin da subito (caratteristiche tecniche tuttavia sabotate dalla precedente gestione Impregilo e tuttora inutilizzate. Le ecoballe, a detta dei diretti interessati, dovevano rappresentare un investimento per la società milanese di oltre 1 miliardo di euro (con un aumento di 220 milioni all’anno) e risultano ora inservibili, accatastate per tutta la Regione, principalmente a Taverna del Re. Ma ora esse rappresentano un’ottima giustificazione per costruire ben cinque enormi inceneritori. Nel mondo dell’economia nulla capita per caso.
Acerra doveva in origine bruciare 1.500.000 tons annue; ora sono state ridotte a 750.000 (ma rimangono pur sempre in numero gigantesco) per un costo complessivo di costruzione di 420 milioni di euro. L’impianto è stato più volte giudicato obsoleto, ma il governo ha deciso comunque di continuarne la realizzazione piazzando anche qui, come nelle discariche, l’esercito. Il termodistruttore è stato provato agli inizi di dicembre. La temperatura ha raggiunto i 1200° grazie alla combustione del gas metano. La presenza di un combustibile fossile come il metano è essenziale, in quanto le balle che verranno bruciate non sono a norma, avendo un potere calorifero ben al di sotto dei limiti di legge (13.200 Kj/kg contro i 15.000 Kj/kg) e contenenti tra l’altro rifiuti tossici. In pratica si autorizza a bruciare ciò che non dovrebbe essere assolutamente bruciato, poichè fortemente dannoso per tutta l’area interessata dagli inceneritori, in primis Acerra. Ma in nome dell’emergenza (o presunta tale) la salute delle persone è sacrificabile...
La combustione dell’inceneritore poi, a differenza di quanto affermò diversi mesi fa l’oncologo Umberto Veronesi a Raitre, genera un gran numero di sostanze tossiche se la temperatura non mantiene costantemente gli 850°C. Se il raffreddamento avviene troppo lentamente, si generano le micidiali diossine che si disperdono nell’ambiente circostante, andandosi a posare sui suoli e nelle acque; se invece il calore generato supera la barriera suddetta, si formeranno i nocivi ossidi di azoto e le polveri sottili si affineranno diventando nanopolveri, superando così più agevolmente le mucose che fungono da filtro per i polmoni. Ovviamente vi è tutta una serie di fattori che rende praticamente impossibile il mantenimento di una temperatura costante, fra cui il rendimento energetico che l’impianto deve raggiungere per poter produrre sufficiente energia elettrica (che tuttavia non basterà mai a servire adeguatamente le popolazioni nei dintorni in quanto l’inceneritore stesso ha bisogno di energia per poter bruciare i rifiuti).Altra nota dolente: le acque di scarico dell’impianto acerrano dovrebbero essere trattate in appositi depuratori, ma esse verranno semplicemente riversate nell’ambiente all’interno dei famigerati Regi Lagni, una rete d’irrigazione d’epoca borbonica che attraversa le province napoletana e casertana, colma di ogni sostanza tossico-nociva esistente sulla faccia della Terra.
Il cestino di Acerra sarà molto probabilmente la discarica di Chiaiano. Ogni inceneritore infatti produce sempre un 30% di ceneri non trattabili che vanno conferite in discariche speciali e opportunamente attrezzate. Peccato che, come testimoniano alcuni filmati, la cava non è assolutamente a norma in quanto bastano poche pioggie per poterla allagare. Ciò significa anche che mancano i canali di scolo per il percolato. Il tutto viene per giunta riassorbito dal terreno poroso della cava tufacea.
Nel quartiere di Napoli si respira un’aria tesa. Si è consapevoli dell’apertura imminente dell’invaso di Chiaiano, che dovrebbe avvenire a giorni. I primi camion, a dispetto di quanto affermato da Bertolaso, dovrebbero provenire proprio dall’inceneritore di Acerra, come autorizzato da decreto rifiuti del 23 Maggio 2008, in cui si dà l’ok per il conferimento nelle discariche campane di ceneri e fanghi industriali tossici. Come andrà a finire?
tratto da Agorà Vox

Arrestati i crimanali che hanno disseminato le provincie di Napoli e Caserta di balle di stracci

Di "Terra dei fuochi" parla lo scrittore Roberto Saviano, in alcune pagine del suo "Gomorra". Il giornalista si riferisce a quella porzione di territorio compreso tra le Provincie di Napoli e di Caserta, in cui l'abbandono illecito di rifiuti, anche tossici e nocivi, che sono dati regolarmente in pasto alle fiamme, sono all'ordine del giorno. Tra i Comuni interessati anche Marigliano, dove è noto, anche per i reiterati interventi degli uomini del Corpo Forestale dello Stato, che è sversato di tutto, finanche balle di stracci, nonché di scarpe e di borse (comunque di pellami), che in alcuni casi hanno impegnato anche porzioni dei Regi Lagni.
Di "Terra dei fuochi" si parla, inoltre, in un video scioccante che descrive la situazione predetta tra Napoli centro e provincia.Ora, con "Terra dei fuochi" si deve, tuttavia, indicare anche la maxi operazione condotta a termine, nelle ultime ore, dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Napoli, il cui bilancio si sostanzia in venti arresti (Giuseppe Luiso 38 anni di Casoria, Salvatore Salierno 39 anni di Afragola, Gennaro Salierno 30 anni, Camillo Punzo 33 anni e Ciro Formisano 38 anni di Napoli, Andrea Svetti 19 anni di Acerra, Mattia Garofalo 37 anni di Afragola, Massimo Napolitano 33 anni e Pietro Napolitano 54 di Casoria, Catello Russo 30 anni di Torre del Greco, Andrea Acampora 40 anni e Domenico Acampora 37 di Ercolano, Andrea Cozzolino 25 anni, Virginia Scognamiglio 26 anni e Carmine Oliviero 31 anni di Napoli, Salvatore Colomba 36 anni di Portici e Rosa Cristina Colangelo 32 anni di Caserta).
Diversi sequestri di aziende e di mezzi. I militari dell'Arma hanno smantellato un un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti, incendiati nelle campagne del napoletano e del casertano. Anche in questo caso per rifiuti si intendono indumenti (quindi stracci) e accessori (quindi anche pellami), abbandonati e bruciati. Si tratterebbe, secondo le indagini, che hanno preceduto il blitz di una prassi portata avanti per oltre due anni. Bruciare i rifiuti non avrebbe chiaramente fatto bene ai suoli, alle falde acquifere e all'atmosfera, per le continue emissioni e immissioni di sostanze tossiche. Un ruolo l'avrebbero avuto nel traffico illecito colpito le aziende sequestrate, che a termine di un trasporto costante di balle di un peso tra i 200 e i 250 Kg ciascuna, l'avrebbero prelevate senza autorizzazioni, con vari automezzi, per abbandonarle e bruciarle nelle campagne. L'organizzazione avrebbe cercato (ma l'operazione ultimata dimostra che non è andata secondo le aspettative) di prestare attenzione ai continui movimenti delle forze dell'ordine per sottrarsi a controlli ed accertamenti, di giorno come di notte. Interessati alla vicenda sono, in particolare, i Comuni di Marigliano, di Acerra, di Afragola, di Arzano e di Caivano. Il tutto era fatto a scopo di lucro. Naturalmente, ingenti erano i risparmi sotto il profilo dello smaltimento di rifiuti qualificati spesso come speciali.

lunedì 22 dicembre 2008

L'efficienza della sorveglianza


E menomale che è sorvegliato! Siamo in attesa di sapere se questo sito, che si trova a Gricignano di Aversa nei pressi della stazione ferroviaria, sarà bonificato o se sia stato anch'esso revocato dagli ordini di servizio che il commissariato per le bonifiche aveva affidato alla Recam. Intanto c'è da registrare l'inutilità di "certi" sistemi di controllo come quello della video sorveglianza. L'ennesimo "sistema" per scroccare soldi alla collettività. Qualche mese fa, a Casaluce, alcune videocamere installate per il medesimo scopo furono trafugate. Qualcuno si chiese se fossero state registrate le sequenze in cui i ladri entravano in azione. La risposta: "non si è potuto stabilire un riconoscimento dei trasgressori nè delle targhe dei veicoli dei medesimi, in quanto le videocamere in questione non erano in possesso di zoom (!) e la bassa risoluzione, quindi, non ha aiutato le autorità di polizia". Allora che cacchio le installano a fare?

martedì 16 dicembre 2008

Centri di raccolta rifiuti, revocata delibera Albo Gestori

tratto dal blog di Nunzia Lombardi

13 dicembre

Revocata dall'Albo gestori ambientali la propria delibera 29 luglio 2008 n. 2 recante le regole per l'iscrizione all'Albo da parte dei gestori delle nuove isole ecologiche disegnate da Dlgs 152/2006 e Dm 8 aprile 2008.La revoca, disposta dal Comitato Centrale in autotutela tramite propria e nuova delibera del 25 novembre 2008 n. 3, è motivata dai vizi di legittimità che hanno colpito il Dm Ambiente 8 aprile 2008, decreto che reca (in attuazione del Dlgs 152/2006) la disciplina dei nuovi centri di raccolta dei rifiuti e sancisce l'obbligo di iscrizione all'Albo gestori, affidando all'Albo medesimo la determinazione dei relativi criteri e condizioni. In particolare, a sancire l'inefficacia del Dm Ambiente 8 aprile 2008, attualmente sottoposto a procedimenti di revisione, è l'assenza dei necessari riscontri degli Organi di controllo al momento della sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.
(Vincenzo Dragani)
il commento di Abìndrea
Il Decreto del Ministero dell'Ambiente 8 aprile 2008 (Ministro Pecoraro Scanio, Governo Prodi) aveva semplificato le procedure autorizzative dei centri di raccolta comunali. Il decreto ha consentito finalmente l'apertura in tempi rapidi delle due prime 'isole ecologiche' o 'centri di raccolta' di Napoli, a Ponticelli e ai Colli Aminei, e a cui avrebbero dovuto seguire altre 8 nel prossimo anno. Per vizi di legittimità del decreto ("assenza dei necessari riscontri degli Organi di controllo al momento della sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale") , lo stesso è stato giudicato inefficace e ciò mette in serio pericolo l'apertura di nuovi centri di raccolta, se non con le procedure più lunghe già previste prima. Occorrerebbe sollecitare il Ministero dell'Ambiente e il Sottosegretario di Stato all'Emergenza Rifiuti per una nuova legificazione. Inoltre, la rete delle piattaforme di riciclo che sta creando il sottosegretario per remunerare la raccolta differenziata è troppo poco fitta; sarebbe molto più importante, a mio avviso, creare una rete di piattaforme comunali in tutta la regione, anche grazie a forme di sostegno o ad autorizzazioni speciali del sottosegretario. Cosa che forse il sottosegretario non vuole fare perché porterebbe merito politico ai comuni e non soltanto alla sua struttura. Si dirà : "ma non tutti i comuni remunerano la raccolta differenziata portata presso le isole ecologiche, mentre le piattaforme del sottosegretario sì".D'accordo, ma la carta viene remunerata 2€/quintale presso le piattaforme governative.Quale cittadino si conserva in casa un quintale di carta per ricevere ben due euro (!) dopo averlo portato a Secondigliano? E poi va a riscuotere all posta quanto ha accumulato? Si dirà: "forse il sottosegretario vuole far ricreare il circuito dei cartonari, quelli che raccoglievano il cartone molto meglio di come fa oggi il Consorzio Napoli 5 insieme ai militari!?" "Quelli sì potrebbero fare diversi quintali in poche ore di lavoro e il cartone viene pagato anche qualcosa in più della carta!"Purtroppo credo di no, perché anche i "cartonari" mi risulta rischino l'arresto per trasporto illecito dei rifiuti, in virtù delle nuove norme, così come i rigattieri che recuperavano ingombranti abbandonati.

sabato 13 dicembre 2008

Arrestato titolare ditta di Maddaloni per smaltimento illecito rifiuti pericolosi

MADDALONI. Proseguono, nel territorio della compagnia carabinieri di Maddaloni, i servizi di prevenzione e repressione degli illeciti in materia di tutela e salvaguardia dell'ambiente e della salute pubblica, illeciti che costituiscono un vero e proprio flagello cronico per tutto il territorio della provincia.

Il 12 dicembre i militari della Stazione di Maddaloni, in collaborazione con i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Caserta, hanno effettuato un controllo in via Libertà, presso la ditta "Caturano Autotrasporti s.r.l.", di Luigi Caturano, 40enne di Maddaloni. All'esito dell'attività ispettiva sono state rilevate numerose irregolarità relative alla raccolta, trasporto, recupero e smaltimento di rifiuti speciali, nonchè all'abbandono e deposito incontrollato di rifiuti speciali, attività svolte in mancanza di autorizzazione ed in violazione delle norme vigenti in materia. In particolare, all'interno dell'area di pertinenza della ditta sono stati rinvenuti numerosi rifiuti speciali e materiali inquinanti quali: oli esausti contenuti in varie lattine, secchi, bidoni e carriole; fanghi derivanti dal lavaggio degli autocarri; vari filtri aria ed olio per motori, bombolette spray, estintori per autoveicoli; parti meccaniche di motori e di autoveicoli, materiali ferrosi di varia natura; pneumatici; nonche' un ingente numero di batterie per autotreni ed altri veicoli in genere; tutti rifiuti collegati all'attività della ditta. I materiali sono stati raccolti e concentrati in due aree del parcheggio dell'azienda, successivamente sottoposte a sequestro. Il controllo è scaturito a seguito di alcune denunce e numerose lamentele da parte di abitanti della zona. Il titolare della ditta è stato denunciato, e ora spetta alla magistratura esaminare gli atti; peraltro la legge prevede, in caso di condanna, anche la possibilità di confiscare l'area eventualmente adibita a discarica abusiva.
fonte Pupia.tv

venerdì 12 dicembre 2008

A Chiaiano si sta commettendo un ''omicidio di Stato''

NAPOLI - (12.12.08). "Quello di Chiaiano è un «omicidio di Stato», che si sta preparando per Chiaiano, per Napoli e per la Campania".A dirlo è l'On.le Barbato dell'Italia dei Valori, durante la seduta consiliare n. 101 del 10 DICEMBRE 2008, riferendosi alle notizie fornite dal generale Giannini - vice del sottosegretario Bertolaso - inerenti la presenza di amianto e di altri rifiuti tossici nella discarica abilitata a ricevere solo rsu."...ci sono immagini - dichiara Barbato durante il proprio intervento - nelle quali viene evidenziato come non venga tutelata la vita di cittadini, lavoratori e operai e anzi, vengano condannati a morte i lavoratori che stanno camminando sull’amianto nella discarica di Chiaiano...". Durante la stessa seduta Barbato si lancia con forza contro la realizzazione del quinto termovalorizzatore in Campania, riferendosi a Berlusconi e Bassolino come a persone in «luna dimiele», volendo sottolineare la comunione di intenti tra la regione ed il Governo centrale.

mercoledì 10 dicembre 2008

Carabinieri di Caserta sequestrano carico di copertoni con destinazione Africa

I carabinieri del comando provinciale di Caserta, supportati dalla polizia provinciale, hanno tratto in arresto due persone sorprese a disfarsi di un grosso carico di copertoni usati. Il materiale era destinato a un deposito abusivo di rifiuti speciali del Napoletano, dove erano stipati altri 20.000 copertoni, destinati al porto di Napoli per essere imbarcati e inviati in Africa, ed essere lì smerciati illegalmente. Il deposito è stato sottoposto a sequestro dai Cc di Caserta, che hanno reso noto i particolari dell'operazione in un comunicato, e dal Noe di Napoli.

10/12/2008 02:48
fonte L'Unione Sarda

venerdì 5 dicembre 2008

Rifiuti pericolosi. Sequestrato terreno in zona Asi Gricignano

GRICIGNANO. Sequestrata nella zona industriale Asi di Teverola-Carinaro-Gricignano, ai confini con Marcianise, un’area di 30mila metri quadrati in cui è stata accertata la presenza di rifiuti speciali, in particolare onduline di eternit.

L’area, interamente recintata e destinata alla realizzazione di insediamenti industriali, è gestita dall’impresa appaltante dei lavori, la Primula Costruzioni di Casalnuovo, e da una impresa di movimento terra, la Martino Sossio di Frattamaggiore. Il sequestro è stato operato dagli agenti del commissariato di Marcianise e del nucleo investigativo del Corpo Forestale dello Stato. Secondo le indagini, che proseguono per identificare le persone coinvolte negli svernamenti abusivi, i rifiuti sarebbero serviti per livellare il terreno.
fonte Pupia.Tv

giovedì 4 dicembre 2008

A Napoli i rifiuti rappresentano un problema...anche per i morti

Notizie non lusinghiere per chi non vede l'ora di andarsene a miglior vita per non sentir parlar più, una volta per tutte, di tutte le problematiche di Napoli e Campania. Il problema della monnezza potrebbe perseguitarvi anche da morti (meglio farsi una grattatina), come nel caso del cimitero di Poggioreale ritratto in queste due foto. Con un pò di impegno si poteva trovare una sistemazione migliore per quei bidoni! D'altronde, non si ha rispetto per i vivi, perchè lo si dovrebbe avere per i morti... (speriamo che ci sia ancora qualcuno che non la pensi così).

Rifiuti, 4 arresti e tre denunce per smaltimento illecito

A Poggiomarino sequestrata impresa espurghi e discarica abusiva

Roma, 1 dic. (Apcom) - Quattro persone sono state arrestate e tre denunciate nel napoletano con l'accusa di smaltimento illecito di rifiuti, compresi quelli tossici. L'attività impiantata nel Comune di Poggiomarino e smantellata con l'operazione 'Veleno' era tale - spiega la Guardia costiera intervenuta - da provocare "fenomeni di inquinamento che ponevano in serio pericolo la salute dei cittadini dell'area costiera e vesuviana". La ditta di espurghi, sequestrata, era attiva da molti anni e si calcola che abbia potuto smaltire illecitamente una quantità di rifiuti pericolosi e non pericolosi compresa tra le 500 e le 1000 tonnellate all'anno. Tutti finiti in mare tramite uno 'sbrigativo' tombino o mescolandoli ad un terreno agricolo poco distante dalla ditta, con buona pace per le falde acquifere e il sistema di irrigazione dei campi vicini.
All'alba la guardia costiera di Castellammare di Stabia con la polizia giudiziaria della procura di Torre Annunziata su disposizione del gip, hanno eseguito 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone, una quarta invece agli arresti domiciliari. Inoltre, sono scattate altre tre denunce a piede libero, sequestrata un'impresa di espurghi e un fondo agricolo utilizzato come discarica abusiva.
E' questo il risultato dell'operazione 'veleno', a conclusione di 6 mesi di indagini che hanno scoperto una complessa attività criminale di smaltimento illecito di rifiuti nel Comune di Poggiomarino. Una ditta di espurghi e il proprietario di un fondo agricolo avevano organizzato un sistema di smaltimento, illecito, di ingenti quantità di rifiuti, compresi quelli tossici, "provocando - sottolinea la Guardia costiera - fenomeni di inquinamento che ponevano in serio pericolo la salute dei cittadini dell'area costiera e vesuviana".
La ditta era in possesso di autorizzazione per il solo prelievo e trasporto di rifiuti liquidi non pericolosi; poi gli arrestati, invece, di portare i liquami nei centri specializzati, si disfacevano per conto proprio dei rifiuti che prelevavano ogni giorni, evitando di sostenere i costi per lo smaltimento.
Le autobotti cariche di liquami venivano svuotate direttamente in un tombino all'interno dell'azienda. Attraverso quel tombino, collegato alla rete di acque bianche del Comune di Poggiomarino, i liquami così sversati confluivano, senza alcun trattamento, nel Fiume Sarno e, di lì, sfociavano in mare sul litorale compreso tra le città di Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, "inquinando pesantemente le acque costiere".
Oltre allo sbrigativo sistema del tombino, lo smaltimento poteva avvenire semplicemente "spandendo" i liquami, non solo di natura organica ma anche tossici, sopra un fondo agricolo vicino all'azienda, utilizzato come discarica. Il terreno veniva poi periodicamente "rivoltato", in modo da miscelare i rifiuti sversati con la terra originaria e nasconderli, ma inquinando la falda acquifera utilizzata per l'irrigazione dei campi vicini.
Si stima che la ditta in questione, operante nel settore da diversi anni, abbia potuto smaltire illecitamente una quantità di rifiuti pericolosi e non pericolosi compresa tra le 500 e le 1000 tonnellate all'anno.

mercoledì 3 dicembre 2008

Rifiuti tossici a Marcianise, un disastro ambientale senza precedenti e...senza fine




Marcianise. La situazione dello smaltimento illegale di rifiuti tossici nelle campagne di Marcianise è più drammatica di quella che una persona pessimista potrebbe immaginare. La si deve vivere, con i propri occhi e con il proprio cuore per poterla capire. E con lo stomaco, perchè se si è facile al vomito in certi posti non ci puoi mettere piede. Sotto ogni pilone che serve a sorreggere le enormi travi di cemento del tratto marcianisano dell'alta velocità c'è un cumulo di scorie tossiche, scarti di industrie di ogni genere, mareriali di risulta di ogni attività lavorativa umana. Diversi per grandezza e per tipi di sostanze. Ce n'è di tutti i tipi. Basta camminare e seguire il tracciato dell'alta veocità per scorgerne sempre di nuovi. Uno scenario che fa rabbrividire. Poco più in là scorgo, in controluce, i lineamenti di quella che sembra essere una montagna. E lo è infatti. Una montagna di monnezza. Uno dei tanti siti di trasferenza provvisori che molti comuni campani hanno allestito per far fronte alle varie ondate di emergenza. Attorno ad esso solo un malconcio recinto di rete metallica con un cancello lasciato aperto. Nessuna sorveglianza da parte di chicchesia. Ma quello che lascia basiti, fra tutte, è la totale assenza di una qualsivoglia, anche elementare, messa in sicurezza del sito: non un impianto antincendio (in passato il sito è stato già oggetto di incendio) nè, tanto per citarne alcune, la presenza di canaline laterali per la racolta del percolato, che prende dritto la strada dei campi circostanti. Campi, come potete vedere dalla prima foto, regolarmente coltivati.












Arrestato operaio iIntento a sversare rifiuti speciali.

S.Marco Evangelista. Oggi personale del Commissariato della Polizia di Stato di Marcianise dopo lunghi servizi di appostamento, in S.Marco Evangelista è intervenuto presso il cantiere industriale della Sigma Costruzioni di Caserta ove da alcuni giorni erano stati segnalati movimenti di mezzi pesanti che trasportavano materiali sospetti. Sul cantiere veniva fermato un autotrasportatore: A. C. di Maddaloni di 30 anni, che da un grosso fiat Iveco stava scaricando al suolo un ingente quantitativo di rifiuti speciali provenienti dallo scarto di lavorazione presso altro cantiere della medesima società. In breve si bloccava il giovane ed i lavori in corso, accertandosi che il materiale di scarto catalogato come rifiuto speciale (svariati quintali) proveniva dalla demolizione di altro manufatto in Caserta e che sarebbe stato utilizzato nel riempimento di scavi e quindi direttamente immesso nel sottosuolo senza alcuna precauzione. Infatti venivano rilevati ulteri pregressi sversamenti incontrollati nel me desimo sito, per i quali si sta accertando la natura del materiale prima di procedere alle bonifiche del caso. Il giovane A.C. veniva quindi tratto in arresto in esecuzione del decreto legge 6 novembre 2008, n. 172 e tradotto presso la casa circondariale di S.Maria C.V. a disposizione della Magistratura. E' questo il primo caso in provincia di concreta applicazione della normativa che in Campania detta rigide regole di comportamento in ordine alla gestione dei rifiuti.

Paghiamo le tasse per le bonifche, ma vengono effettuate?

NOLA. Nessun atto o pratica, è stata implementata con il Consorzio Bonifica Alto Volturno, per manutenzione al sistema fognario né agli Alvei che attraversano il territorio comunale e né al sistema idrologico dell'intera area nolana".
"Certamente a fronte della tassazione che viene imposta ai cittadini nolani, non vi è alcuna attività di servizio sul territorio da parte dello stesso consorzio". Così il dirigente del settore Tutela Ambiente del Comune di Nola, Giacomo Stefanile, ha risposto all'interrogazione dell'assessore Roberto De Luca, in merito all'indagine avviata dallo stesso assessore per capire se e in quale modo fossero giustificabili le cartelle esattoriali inviate da Equitalia per conto del Consorzio bonifica Alto volturno e che ingiungono ai cittadini di pagare somme per le quali non si conosce l'equivalente servizio. "Ora sappiamo – ha dichiarato l'assessore De Luca – che il servizio non esiste e che quindi queste cartelle sono da ritenere errate, visto che chiedono il pagamento per prestazioni mai eseguite".
fonte Pupia.Tv

martedì 2 dicembre 2008

Marcianise: il pranzo è servito...

Marcianise. Queste foto le ho fatte nella giornata di ieri. Ci troviamo In piena campagna di Marcianise, nei pressi del depuratore, al confine con l'area Asi di Gricignano di Aversa. Il posto, a quanto pare, è diventato uno sversatoio di rifiuti di ogni genere. Le solite balle di stracci, le solite lastre di amiano, i soliti residui (sicuramente tossici) di lavorazioni industriali. Da segnalare questa volta il salto di qualità della fantasia degli eco-criminali. Al posto della solita sedia (o poltrona) a segnalare la possibilità di sversamento (se in piedi potete scaricare, se capovolta no) c'è un Tavolo(nella foto di sopra) . Come a dire: "accomodatevi, il pranzo è servito, mangiatevi quel poco che resta di questo già martoriato territorio".

venerdì 28 novembre 2008

Succivo stuprata (dai criminali e da chi non effettua controlli)


Succivo. Ancora un giro per Succivo, località Depuratori. Ancora un altro sversamento. Ancora Amianto. (la foto l'ho fatta ieri)

Situazione disastrosa a Marcianise - località Santa Venere


Marcianise. A pochi passi dal tempietto dedicato a Santa Venere, in piena campagna marcianisana, sotto i piloni dell'alta velocità, c'è un sito che per anni è stato preso di mira per sversamenti di materiali di ogni sorta. Il posto poi è stato chiuso con un muretto in cemento armato con un cancelletto di ferro. ma avvicinandosi ai cumuli che vi sono all'interno ci si accorge subito che la recizione (rete metallica) di uno dei lati perimetrali è stata in gran parte divelta, lasciando libero il passaggio per chi voglia di nuovo continuare a sversare. Uno scenario da far paura. Un puzzo soffocante che arriva a farti bruciare gli occhi e la gola. Giusto il tempo di qualche foto subito via, non ho resistito oltre. Visto il modo in cui viene tenuto ho motivo di pensare che nè il comune di Marcianise, nè altri organi competenti effettuano regolari controlli per verificare si vi siano o meno altri sversamenti. Per tutto il tracciato che ho percorso vi erano, per terra, residui di quelle sostanze tossiche che più in là, affianco ai piloni, erano accumulati. Il vento li sparpaglia e li porta ovunque. E la pioggia fa il resto. Sconcertante l'aver intravisto a 5/6 metri dai cumuli (attraverso una staccionata di vecchie lamiere) un vecchio contadino intendo a raccogliere ortaggi.
A L L U C I N A N T E ! ! !

Gricignano. Strada comunale Sarnelli meta preferita dagli eco-criminali





Gricignano. Anche in questo posto bruciano spesso. Trattasi di una particella di terreno che affaccia sulla strada comunale Sarnelli. I contadini del posto denunciano o stato di abbandono del terreno in questione, che nonè recintato e quindi "facile meta" per chi è dedito alla odiosa attività di smaltimento illcito dei rifiuti. E' raggiungibile da una stradina sterrata che si imbocca (sulla sx) dalla strada provinciale Gricignano Succivo, appena un centinaio di metri dopo il cimitero di Gricignano. Non vi sono tracce di interventi di messa in sicurezza. La stradina che si percorre per raggiungere il posto è una discarica a cielo aperto, piena di rifiuti ingombranti.

lunedì 24 novembre 2008

Senza Scampo. I rifiuti tossici di Torre Palomba continuano a fumare

Succivo. Giovedì 20 Novembre.
Senza scampo. Senza nessuna speranza di poter vivere in un posto dove se "denunci" qualcuno si mette all'opera per risolvere i problemi che affliggono i cittadini di questa sventurata porzione di territorio italico. Torre Palomba, il sito sottoposto a sequestro per essere stato oggetto di svariati incendi, è stato, martedì scorso, per l'ennesima volta, incendiato. Sono intervenuti i vigili del fuoco di Aversa dopo la mia segnalazione; non sono riusciti a spegnere l'incendio ,dopodichè se ne sono andati perchè il sindaco del comune nel quale si trova il sito non si è presentato all'appuntamento che aveva dato loro sul posto. E sul posto, a quanto pare, il sindaco non c'è proprio più ritornato. Le foto che vedete le ho fatte Giovedì. I cumuli ancora fumanti. Si spera che le pioggie sopraggiunte nei giorni successivi abbiano messo fine alle esalazioni velenose. Chi ci deve TUTELARE? Qui siamo in presenza di un fatto segnalato ripetutamente alle autorità ed istituzioni competenti. E i migliaia di casi che non vengono denunciati? possiamo immaginarceli solamente! Se i cittadini che deunciano vengono sviliti con questi comportamenti è la fine! C'è solo da andarsene via, al più presto.

martedì 18 novembre 2008

Torre Palomba, l'inferno che avanza



Succivo. Domenica abbiamo avuto modo di conoscere, attraverso una trasmissione in onda sulla terza rete rai, Report, che il commissariato di Governo per "l'emergenza bonifiche" ha revocato gli ordini di servizio alla Recam per la bonifica del sito sottoposto a sequestro Torre Palomba. Il sito non verrà bonificato e con esso altre decine e decine di siti dell'agro aversano che sono presi di mira per sversamenti illegali di materiali tossici e rifiuti solidi urbani. La situazione è disastrosa. Chi ci governa ritiene che le popolazioni dell'agro aversano sono qualcosa di meno che esseri umani e non hanno diritto a vivere in un ambiente non inquinato da rifiuti tossici di ogni genere. La strategia è semplice: il problema del disastro ambientale in Campania deve scomparire. E allora tutti all'opera per bonificare? No, tutti all'opera per nascondere il problema, per non parlarne più, per cancellarlo una volta e per sempre dalle teste degli italiani. E' così che si risolvono i problemi in Italia. Ciò che non viene raccontato dalla Tv non esiste, è solo il frutto della fantasia contorta di qualche poveraccio che non ha un cacchio da fare...e così via. A Torre Palomba stamattina qualcuno ha deciso di fare da se, ha appiccato il fuoco ad uno dei tanti cumuli di materiali che ivi giacciono in attesa di una mossa della provvidenza. Erano all'incirca le 11:30 quando ho allertato, come al solito, i vigili del fuoco che sono intervenuti per domare l'incendio che nel frattempo avevo fotografato (le due foto sopra).
Alle 15:30 sono ritornato per curiosità sul posto ed ho trovato la situazione che vedete nelle due foto di sotto. Domanda: ma in che paese viviamo? Risposta: in Italia. (Questa domanda non me la sono fatta perchè la risposta già la sapevo). Al telefono, il vigile del centralino di Aversa mi passa il collega interessato. "Si sono il capo squadra dell'unità intervenuta, l'acqua non c'ha fatto niente all'incendio, ma che ci posso fa...il sindaco c'ha dato appuntamento sul posto e non è venuto...là ci vuole la pala meccanica e il comune non se ne è interessato...li abbiamo aspettati per più di mezzora...io c'ho da pensare anche io alla mia salute...a voi vi sta bene che noi stavamo là e il sindaco non venica...so quello che dico, ma io che ci posso fa...non se ne interessa il sindaco ce ne dovremmo interresare noi...che vi posso dire...fate quello che credete". E' in certi momenti che decidi che devi fare al più presto le valigie e trovare il modo più rapido per andartene via, in qualsiasi posto purchè lontano da qui.

Buongiorno Succivo

E' lunedi 17 Novembre dell'anno 2008. Le campagne di Succivo si svegliano senza stupore con l'ennesimo sversamento di rifiuti e scarti di industrie. Ancora Grossi imballaggi di stracci e vecchi capi di vestiario che qualche azienda avrebbe dovuto riciclare ma che ha portato qui, in località Depuratori, lungo una stradina di campagna che costeggia il canale che dal locale Impianto di depurazione che prende la via del mare, verso la costa casertana. Semplice il ragionamento dei criminali ambientali: "abbiamo scaricato tre settimane fa, gli stessi rifiuti, nello stesso posto...nessuno è intervenuto, nessuno ha messo in piedi un sistema di controllo, nesuno dice nulla...e quindi...lo rifacciamo, che ce ne fotte!" E in tanto la nostra povera Campania va in fumo.







lunedì 17 novembre 2008

ACERRA, PELLINI CONDANNATO A TRE ANNI. PIATTO: ’ORA FUORI LE CONNIVENZE’

Il Tribunale di Nola ha giudicato colpevole il proprietario della discarica che smaltiva illegalmente rifiuti e sostanze tossiche: dovrà risarcire pastori e Comune. L’assessore all’ambiente molto duro contro l’amministrazione Riemma. 

Nella tarda serata di giovedì, dopo cinque ore di udienza, il giudice del Tribunale di Nola, Carmela Di Iorio ha emesso la sua sentenza: Cuono Pellini, titolare dell'omonima impresa di smaltimento dei rifiuti, che avrebbe, secondo quanto emerso dall'inchiesta, avvelenato le campagne acerrane, è stato condannato a tre anni di reclusione, al pagamento di un risarcimento di 100000 euro ai pastori Cannavacciuolo ed all'ammenda di 15000 euro. Neanche tanto se si pensa, non solo ai guadagni che all'impero economico accumulato dalla famiglia Pellini, anche grazie alle attività illecite ed al maxi-contratto stipulato col comune (si parlò allora di 10 milioni di lire al giorno), quanto allo sterminio del gregge dei Cannavacciuolo. 

La discarica in località Lenza-Schiavone ha ospitato per diversi anni i rifiuti provenienti da diverse città della provincia e diretti poi nel Nord Italia: in quel terreno Pellini smaltiva anche sostanze tossiche provienienti da imprese di Veneto, Toscana e Lazio, grazie alla connivenza di dipendenti comunali e forze dell'ordine. Una maxi inchiesta che si è tramutata nel processo, che giovedì ha portato alla condanna di primo grado e che ha accertato, oltre ai traffici illeciti, anche l'assoluta mancanza di licenze per quello che prima del 2000 era semplicemente un terreno agricolo, prima di trasformarsi nel pattumiera della Campania e non solo. Grazie alla ditta che curava l'intero ciclo, Pellini rimetteva nel mercato come fertilizzanti, anche le sostanze tossiche, dopo averle trattate.

I reati contestati a Pellini sono per i reati di realizzazione di discarica abusiva, immissioni di esalazioni moleste e costruzione ed attivazione di impianto in assenza di autorizzazione all’inquinamento atmosferico. Un processo durato poco più di due anni, durante i quali tanti sono stati i momenti critici, come dimostrato dai continui incendi dolosi, di cui è stata fatta oggetto la discarica posta sotto sequestro. Intanto da viale Democrazia arrivano le prime reazioni alla sentenza: molto soddisfatto l'avvocato Maurizio Balletta, che ha difeso il Comune di Acerra, costituitosi parte civile nel processo. All'udienza conclusiva c'era anche il sindaco Espedito Marletta ed in quel caso l'avv. Balletta ha definito "carta straccia" le autorizzazioni comunali e commissariali per la costruzione della discarica esibite da Pellini. 

Su questo punto però è molto forte la reazione dell'assessore all'Ambiente, Andrea Piatto, che sottolinea le gravissime responsabilità che ebbe l'allora classe dirigente sulla vicenda: "La sentenza contro Pellini è un implicito giudizio politico nei confronti dell’Amministrazione comunale precedente e tutto il centro-destra di Acerra -dichiara l’assessore all’Ambiente, Andrea Piatto- perché tutto nasce da ordinanze sindacali e contratti palesemente illegittimi, e concessioni edilizie rilasciate senza nemmeno il protocollo. Tanti legalitari e moralisti di oggi, ieri cosa controllavano?". "Il Comune di Acerra è stato capace, grazie al lavoro della nostra Amministrazione comunale, di fare pulizia al proprio interno e di rimuovere tutte quelle connivenze con apparati poco trasparenti -conclude l’assessore- per questo ora bisogna attendere le motivazioni della sentenza ed agire di conseguenza contro chi doveva controllare e non ha controllato, chi doveva impedire e non ha impedito".

Autore: Andrea Terracciano

Acqua inquinata a Casal di Principe: l'Us Navy trasferisce 14 famiglie

NAPOLI (13 novembre) - Acqua inquinata dai rubinetti. Per questo 11 famiglie americane che risiedevano nel Casertano, a Casal di Principe, saranno trasferite in nuovi alloggi, a Gricignano, nella base della US Navy. Ad annunciarlo il Comando della Marina militare statunitense (Nsa) di Napoli che ha attestato presenza di «percentuali inaccettabili di sostanze chimiche solventi nell'acqua di rubinetto delle loro abitazioni».L'acqua inquinata era stata già identificata due mesi fa in tre case di Casal di Principe in un controllo effettuato su 166 case. Successivamente, è stata analizzata l'acqua del rubinetto di altre undici abitazioni date in fitto a personale statunitense, e situate nel raggio di 1,5 km dalle tre abitazioni: anche qui le analisi chimiche hanno rilevato la presenza di sostanze chimiche solventi. Non sussiste alcun motivo, dice il Comando, per cui anche altre famiglie che risiedono nella zona di Casal di Principe debbano essere trasferite immediatamente. Ma intanto sono tantissime le richieste di controlli che proprio i militari americani stanno avanzando all'ufficio alloggi del Comando.Complessivamente sono circa 1500 le residenze del soldati statunitensi in Campania: abitazioni che nell'arco dell'intera durata dello studio - che è partito la scorsa estate in seguito al riacutizzarsi dell'emergenza rifiuti - saranno sottoposte a controllo.

Il punto sulla questione roghi ad Aversa

AVERSA. Se potessimo usare un aggettivo per definire la conferenza stampa di domenica mattina al condominio “Quadrifoglio”, sulla questione dei roghi dei rifiuti tossici in zona, potremmo dire “strana”. Strana perché poche volte si è notato tanto disinteresse e tanto pressappochismo. Certo, motivati era il consigliere socialista Amedeo Cecere , l’agronomo Rocco Romagnoli ed i pochi, tre, condomini presenti sul posto. Ma il resto? Le oltre 100 famiglie che abitano il popoloso condominio? Assenti. Eppure l’argomento è di interesse generale, tanto da essere citato di continuo anche nei commenti (molte volte lasciati anche a margine di articoli che parlano d’altro) al nostro sito web. Per non parlare delle mail che riceviamo in redazione e che abbiamo spesso pubblicato. In molti, anonimamente, cosa che forse dà più coraggio di parlare, hanno segnalato che da diverso tempo, soprattutto nelle ore notturne, piccoli e grandi roghi sprigionano denso fumo nero e vengono appiccati da ignoti nella zona di via Pastore, al confine tra Aversa e Lusciano. Intanto, il consigliere Cecere ha presentato in questi giorni un’interrogazione consiliare per andare in fondo al problema, medesima azione sta ponendo in essere il Partito Democratico, mentre il sindaco Ciaramella fa sapere che c’è un’indagine in corso delle autorità. Il problema c’è ed è grave ma per risolverlo occorrerebbe maggiore collaborazione da parte dei cittadini e non soltanto “segnalazioni”.
di Ida Iorio
fonte Pupia Tv

giovedì 13 novembre 2008

Roghi rifiuti, conferenza stampa di Cecere alla coop Quadrifogli

di Raffaele De Biase
AVERSA. Protocollata l’interrogazione circa i roghi dei rifiuti zona Ippodromo, il consigliere comunale Amedeo Cecere annuncia una conferenza stampa presso la cooperativa Quadrifoglio.

“In attesa di ricevere una risposta dall’amministrazione comunale e nello specifico dall’assessore al ramo - dichiara Cecere - è essenziale prendere consapevolezza di quanto sta accadendo e sta mettendo in ansia i residenti ad Aversa sud investiti dal problema. Sarà, perciò, mia premura, attraverso un’apposita conferenza stampa, da svolgersi domenica mattina presso la cooperativa Quadrifoglio, non solo rendere partecipi i residenti circa i contenuti della risposta scritta, eventualmente pervenutami per domenica da parte dell’amministrazione, ma anche concertare con essi iniziative per sollecitare la soluzione di una questione che tanto allarme sta generando”.
Raccolte, quindi, da Cecere le grida di aiuto di vari cittadini esasperati per gli olezzi nauseabondi provenienti alla zona vicina all’ippodromo. Il problema dei roghi dei rifiuti speciali, denunciato da molti residenti, riporta alla cronaca una piaga sulla quale sia la politica che le forze dell’ordine non hanno cercato di far luce a sufficienza. E’ da tanti anni, infatti, che pseudo imprenditori nostrani cercano di smaltire gli scarti delle loro lavorazioni o i resti dei materiali impiegati semplicemente abbandonandoli in stradine o in aperta campagna e ancor peggio appiccandovi il fuoco. Il motivo di tutto questo, ancora una volta, prima che ad un’assoluta assenza di sensibilità è legato al vil denaro che lor signori risparmiano evitando di pagare ditte specializzate nello smaltimento legale dei rifiuti speciali. Un’azione di intelligence che facesse emergere precise responsabilità e che venisse promossa dalle istituzioni ed esperita dalle forze dell’ordine costituirebbe a riguardo un’iniezione di fiducia per la gente. La speranza è che chi di dovere se ne renda conto.
fonte Pupia.Tv

lunedì 3 novembre 2008

Ancora Succivo, nuovi sversamenti aTorre Palomba



Questa foto l'ho fatta sabato 1 Nov 08. Durante la settimana non c'era niente!

Amianto a Torre Palomba - Succivo



A Torre Palomba, oltre al sito di stoccaggio provvisorio sequestrato dove continuano a sversare rifiuti tossici, c'è una bella montagna di eternit. di Prprio di fronte al sito sequestrato, sul confine tra Succivo e Gricignano. L'amianto fa male, si sa. La questione è stata denunciata persino da una trasmissione televisiva, Report di Raitre, più di un anno fa. Cosa sarebbe accaduto in un paese normale dopo tutto ciò? Segnalazioni, denuncie, linteressamento del comune, del sindaco in prima persona. Invece niente! l'amianto resta li, nessuno ha circondato l'area con nastro bicolore come fanno in altri posti per dare almeno una parvenza di interessamento. niente! all'unica messa in sicurezza pare ci stia pensando la natura, con le varie erbacci che gli crescono attorno.

S. Maria a Piro - Gricignano



Questo sito era incluso nell'elenco di siti da bonificare censiti dall'Arpac, ora il commissariato per le bonifiche ha deciso che non dovrà più essere bonificato nè preso in considerazione. con esso altre centinaia di siti dell'intera provincia. Semplicemente hanno detto ai comuni "vedetevela voi"! Intanto, nello stesso posto, si continua a sversare e a bruciare! Controlli: zero!

sabato 1 novembre 2008

Ancora Sversamenti a Succivo, località Depuratori


Confermate le ipotesi. Succivo si conferma come una delle località predilette dai "terroristi ambientali" per lo sversamento di ogni sorta di rifiuti. Questi sversamenti sono di questi giorni. Forse della scorsa notte. Ci troviamo sula strada che dai depuratori portano in località Torre Palomba. I controlli? inesistenti a quanto pare. Ma  chi e come dovrebbe controllare? non ci resta che piangere!

venerdì 31 ottobre 2008

Ancora Sversamenti a Succivo

Fino a qualche anno fa Succivo sembrava un comune indenne da sversamenti di rifiuti di vario genere, ora, assieme a Casaluce, Gricignano e Orta di Atella Sembra essere al centro dell'attenzione dei criminali ambientali. Domenica 26 Ottobre 2008 ho fotografato questi grossi cumuli di vecchi abiti e stracci sulla strada campestre tra località S. Pietro e località Torre Palomba. Nei giorni precedenti non c'erano, quindi trattasi di sversamento recente. In posti come Acerra, Marigliano e Nola la magistratura ha accertato che il più delle volte questi cumuli di stracci venivano imbevuti di liquidi tossici (scarti di industrie destinati ad una normale attività di smaltimento) che altrimenti non si sarebbero potuti nascondere. Speriamo non sia il caso di Succivo.

Sant'Antimo



Queste foto le ho fatte nel mese di Luglio 08.

La Geenna

Il 12 di Luglio 2008 è una giornata che mi resterà per sempre impressa nella memoria. Mi è sembrato di stare all'interno della Geenna, luogo dove gli antichi israeliti bruciavano i rifiuti e i cadaveri "non degni di sepoltura" fuori dalle mura di Gerusalemme. Il fuoco era continuo, come testimoniato anche dai Vangeli. Così accade anche oggi in questa infelice porzione di territorio d'Europa. Occidente. Non avevo il tempo di arrivare sul posto di un rogo che avvistavo un altro all'orizzonte. Ad alcuni ho scattato le foto che vedete. Ho intravisto all'orizzonte, in meno di due ore, una ventina di torri di fumo nero. A partire da Frignano, Casaluce, Teverola, Gricignano, Cesa, Succivo fino a Orta di Atella. Uno scenario da guerra. Ma ciò che più mi ha ferito in quel giorno è stato il menefreghismo assoluto della gente a cui dicevo: "ma vi rendete conto di che sta succedendo"?! Niente. Apatia Totale, incomprensibile per me. Ma alla fine mi sono riuscito a dare una spiegazione dell'atteggiamentento della gente di qui. Alla fine della giornata avrò chiamato una ventina di volte i Vigili del Fuoco di Aversa, Caserta, Napoli. Quando non venivo canzonato dall'operatore di turno per la mia troppa insistenza nel segnalare questi "benedetti roghi" venivo avvisato, da un altro operatore, di tutte le pattuglie fuori per altri e "più urgenti compiti". La storia poi, col tempo, l'ho imparata a memoria. In quella giornata non ci fu un solo intervento sui roghi da me segnalati, molti dei quali fumavano ancora al mattino successivo. come fa la gente a denunciare, a collaborare con le istituzioni se è questo l'atteggiamento cui si trova di fronte?

Falciano del Marsico



Un altro posto dove ho visto bruciare più di una volta si trova nei pressi del lago di Falciano del Marsico. Le foto che lo ritraggo sono del primo gennaio scorso.

mercoledì 29 ottobre 2008

Succivo - Torre Palomba



All'inizio del mese di Luglio 08 fu appiccato un vasto incendio al sito di trasferenza provvisorio di Succivo, in località Torre Palomba, incendio poi domato dai vigili del fuoco il giorno successivo. Per tutta l'estate, fino all'arrivo delle prime pioggie, il sito è rimasto nelle condizioni in cui lo vedete nelle foto che ho scattate il 12 Luglio 08.

Gricignano - Zona Asi


In questo posto bruciano spesso!!! Verso la fine di Ottobre 08 - non ricordo il giorno preciso.

Gricignano di Aversa


Una giornata estiva come tante...

Succivo terra di Roghi

Un contadino, incurante di tutto e di tutti, brucia nelle campagne di Succivo un grosso cumulo di cassette di plastica. Quando gli passai vicino fece finta di niente. Anzi inscenò una bella commedia iniziando ad inveire dicendo: "questi bastardi appiccano fuoco dappertutto"!! poi vedendomi passare oltre senza farmi troppe domande continuò a sversare le cassette di polistirolo sul fuoco, come testimoniato dalle foto che feci. Per questo rogo ho presentato una denuncia alla locale caserma dei carabinieri di S. Arpino con allegate le foto di sotto.